L’ACCUSA DI USARE FONDI EUROPEI PER LA CAMPAGNA IN ITALIA
Il Pd attacca il M5s su un caso di rimborsi europei che sarebbero stati usati da Cristina Belotti, responsabile della comunicazione del gruppo cinque stelle a Strasburgo, per seguire invece la campagna elettorale di Luigi Di Maio in Italia. La notizia pubblicata da Repubblica accende la polemica. I Dem chiedono le dimissioni del leader grillino. ‘Aspettiamo di conoscere le risposte grilline, ma soprattutto aspettiamo di vedere cosa fa Luigi Di Maio. In Francia nei mesi scorsi, per una vicenda simile si dimisero tre ministri’.
“Le informazioni pubblicate da Repubblica sono false e mistificatorie”. Si apre così una nota del gruppo europeo del Movimento 5 Stelle e del gruppo EFDD e nella quale si precisa che “non c’è stata nessuna irregolarità nelle missioni in Italia di Belotti, infatti Repubblica non mostra alcun documento in supporto a quanto sostiene. Se li ha li pubblichi, altrimenti chieda subito scusa. Nel caso specifico della missione di 196 euro, è stata rimborsata in maniera del tutto volontaria da Belotti poiché in concomitanza con un evento di chiusura campagna a cui ha partecipato a titolo volontario. Quindi per evitare fraintendimenti ha preferito spontaneamente rinunciare al rimborso, andando però di fatto a coprire privatamente spese di viaggio sostenute nell’esercizio della sua funzione. Peraltro risale a giugno 2017, nulla a che vedere con la campagna di Di Maio”. “Non è esploso alcun caso tra MoVimento 5 Stelle e amministrazione EFDD – si legge ancora -, non è mai arrivata nessuna richiesta informale di dimissioni a nessuno, non sono mai state contestate missioni per 15.000 euro. Anche qui nessun documento a supporto: perchè non esistono. Le attività dei collaboratori vengono controllate ogni anno prima della chiusura dei bilanci, ma questo rientra nella normale amministrazione e vale per tutti i responsabili di delegazione”.
“Le informazioni corrette erano state fornite al giornalista di Repubblica che invece ha deciso di pubblicare illazioni e falsità e ne risponderà in tribunale. Ogni missione dei collaboratori del gruppo vengono giustificate presso i funzionari del Parlamento Europeo” prosegue la nota nella quale inoltre si precisa che “Torre da febbraio 2018 è distaccato presso Roma e si è occupato in particolare del restyling del sito della delegazione del MoVimento 5 Stelle in Europa e degli eventi degli europarlamentari sul territorio nazionale. Inizialmente a partire da gennaio ha collaborato come stageur accompagnato dal tutor Pollano (come previsto dal regolamento), che è stato scelto anche perché residente a Roma in modo da non rappresentare dei costi di missione per il gruppo. Il giornalista che ha chiamato Torre, furbescamente, non gli ha chiesto il suo ruolo effettivo, ma gli ha fatto domande solo ed esclusivamente sul fundraising. Torre ha quindi spiegato che si occupa ‘della parte tecnica del sito di fundraising’, che infatti è stato sviluppato entro novembre 2017 quando sono state lanciate le donazioni, ma che ora, come sa chiunque abbia un minimo di nozioni informatiche, non richiede più interventi particolari visto che funziona a pieno regime e da novembre sono stati raccolti circa 500.000 euro”.
“Eventuali interventi di Torre sulla parte tecnica del sito di fundraising sono piccoli interventi che Torre presta a titolo volontario, ma che non richiedono un impego continuativo – conclude la nota -. Pollano non si occupa del documentario che invece è curato da Federica S. e Carlo Corneli (ci sono centinaia di immagini a dimostrarlo). In nessuno di questi casi si potrebbe profilare la violazione delle regole UE. L’inchiesta su Marine Le Pen non c’entra assolutamente nulla. In quel caso infatti c’erano documenti di prova, in questo caso non c’è niente, se non illazioni e trappoline. Un fatto non trascurabile per comprendere l’ennesimo articolo bufala di Repubblica è la candidatura del condirettore del giornale con il Pd. Repubblica provi a fare informazione se ne è ancora capace e lasci perdere la propaganda”.