BERLUSCONI, RIUNIRE PARTITI. PD, NO A INCONTRI CON ESITO SCONTATO
Resta Paolo Romani, di Forza Italia, il candidato del centrodestra alla presidenza del Senato, nonostante i veti sui candidati condannati posti dai Cinquestelle: se si arrivera’ a un ballottaggio, basteranno i voti della coalizione. Per la Camera, ‘assegnata’ ai Cinquestelle, si parla di Roberto Fico o Riccardo Fraccaro, ma i giochi in vista dei voti di domani sono ancora aperti. Il reggente del Pd Martina, dopo una riunione al Nazareno disertata da Renzi, respinge l’invito ad un incontro “dagli esiti gia’ scritti”. I Dem aprono all’incontro chiesto dal centrodestra: ‘Noi ci siamo, ma si riparta da zero’. Tensione nel M5s per il negoziato, rinviata l’assemblea dei parlamentari. Intanto, da Berlusconi a Palazzo Grazioli nuovo vertice dei leader della coalizione.
Non sarà il veto dei grillini su ‘condananti e indagati’ a mandare all’aria il piano del centrodestra. Durante l’ultimo vertice i tre leader avrebbero trovato una figura su cui M5S non possono dire di ‘no’, qualora non fossero disponibili a cedere su Paolo Romani. Alla Camera, invece, salgono le quotazioni di Roberto Fico, ma in pista restano Riccardo Fraccaro e Emilio Carelli.
Il centrodestra unito detta la linea per l’elezione dei presidenti delle Camere e tenta la ‘mission impossible’ di riunire tutti i leader intorno a un tavolo per scegliere i nomi da eleggere sul soglio più alto di Camera e Senato. La spartizione è stata benedetta a Palazzo Grazioli. Per quanto riguarda il veto posto da i grillini su condannati e indagati, il leader della Lega non ha dubbi: “Devono esserci nomi e cognomi condivisi da tutti. Ogni partito può avere nomi e cognomi condivisi da tutti”. “Abbiamo sancito un principio che offriamo a tutte le forze politiche che è quanto di più democratico potessimo proporre in rappresentanza del voto degli italiani – aggiunge – ognuno dei partiti rappresentati in Parlamento abbia una funzione tra presidenze e vicepresidenze, spero che tutti accettino”.
I giochi non sono però ancora chiusi: continui sono i contatti tra le forze politiche e non è escluso che l’obiettivo alla fine sia raggiunto.Resta il fatto che con l’accordo Centrodestra-M5S i presidenti delle Camere sarebbero votati prima del previsto, anche senza l’appoggio del centrosinistra. Sulla carta, l’asse ‘inedito’ conterebbe a Montecitorio 487 voti e a Palazzo Madama 247. Per eleggere il successore di Laura Boldrini alla prima votazione servono i due terzi dei componenti (quorum 420) alla seconda e alla terza i due terzi dei votanti, e dalla quarta la maggioranza assoluta. In Senato al primo e al secondo scrutinio serve la maggioranza assoluta dei voti dei componenti (quorum 160). Al terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. I numeri quindi parlano chiaro. Salvini e Di Maio, con un accordo, hanno in tasca i presidenti.