ERA SOLO, SUO DNA TROVATO SULLA BORSA CON LA BOMBA INESPLOSA
E’ Akbarzhon Jalilov, 22 anni, russo di origini kirghise l’autore dell’attentato nella metro di San Pietroburgo. Il suo Dna e’ stato trovato sulla borsa in cui era contenuto l’ordigno rinvenuto nella stazione di Ploshchad Vosstania, quello che non e’ esploso. Secondo gli investigatori russi, Jalilov e’ l’unico autore dell’attentato. Intanto, sono state riaperte le stazioni della metro chiuse ancora oggi per un allarme bomba. Il secondo ordigno, a quanto si e’ appreso, doveva essere attivato da un cellulare. Circostanza che porta gli inquirenti a ‘non escludere’ che pure la bomba esplosa sul vagone della metro sia stata innescata a distanza da complici dell’attentatore suicida.
Il presunto autore dell’atto di terrorismo nella metropolitana di San Pietroburgo, era un nativo del Kirghizistan, Akbarzhon Jalilov non ha aveva la cittadinanza della Repubblica centroasiatica. Ha ricevuto un passaporto russo nel 2011. Lo ha riferito ad “Interfax” una fonte delle forze dell’ordine kirghise. Secondo la fonte, Jalilov, classe 1995, avrebbe ricevuto il passaporto russo presso il Consolato generale a Osh, su richiesta di suo padre che in quel momento era cittadino della Federazione russa, dove lavorava da circa 10 anni in possesso dello status di residente. “Jalilov pochi anni fa e’ andato con il padre nella Federazione russa. Ad Osh vive la madre con la sorella minore e il fratello. Suo padre non e’ ancora stato contattato”, ha dichiarato la fonte.
Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa kirghiza “24”, il personale del Comitato per la sicurezza nazionale del Kirghizistan ha convocato per un colloquio i parenti del presunto attentatore della metropolitana di San Pietroburgo. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov riferito di aver discusso misure collettive per contrastare la minaccia terroristica con il suo omologo del Kirghizistan, Erlan Abdyldaev.”L’aumento degli sforzi passera’, “anche attraverso i nostri ministeri degli Esteri, gli organi di sicurezza dei due paesi, attraverso l’intelligence, sia a livello bilaterale che nel contesto della cooperazione, nel quadro della Organizzazione del trattato di Sicurezza Collettiva e della Comunita’ degli Stati Indipendenti”, ha detto Lavrov, secondo quanto riferito dall’agenzia “Sputnik”.
Bandiere a mezz’asta a San Pietroburgo, a lutto per tre giorni a seguito dell’attentato di ieri nella metropolitana, il cui bilancio aggiornato è di 11 morti e 45 feriti. Stamattina le linee della metro hanno ricominciato a funzionare dopo la chiusura di ieri. Le autorità cercano ancora i responsabili e la pista che sembra aprirsi è quella che riconduce all’Asia centrale: i servizi segreti del Kirghizistan hanno annunciato che il sospetto responsabile è un cittadino russo nato in Kirghizistan, che è stato identificato come Akbarzhon Jalilov, nato nella città di Osh nel 1995. Inoltre il Gknb, questo il nome dei servizi kirghizi, ha fatto sapere che lavora a stretto contatto con i servizi di sicurezza russi. Precedentemente il servizio di sicurezza del Kazakistan aveva informato che stava lavorando attivamente con l’Fsb russo, erede del Kgb, per individuare i responsabili dell’attentato di San Pietroburgo. Tuttavia il vice direttore dei servizi kazaki, Nurgali Bilisbekov, ha smentito che il terrorista fosse un cittadino del Kazakistan, Maxim Arishev nato nel 1996, come era stato invece ipotizzato. “Questa informazione non corrisponde alla realtà”, ha affermato Bilisbekov.Ancora non è stato ufficialmente chiarito se a provocare l’esplosione sia stato un ordigno lasciato sul vagone oppure un kamikaze. A parlare di un attentatore suicida è stata l’agenzia Interfax, citando una fonte delle forze dell’ordine. Ieri pomeriggio era stato riferito che le telecamere di sicurezza della metro avevano ripreso l’immagine di uno dei presunti organizzatori dell’attentato, un uomo di mezza età con barba e copricapo nero, e aspetto da religioso musulmano, ma successivamente è stato escluso il legame di questa persona con l’attentato: l’uomo si è infatti presentato alle autorità e ha dichiarato di essere estraneo ai fatti.L’esplosione è avvenuta poco prima delle 15 ora locale su un treno che si trovava tra due fermate della linea blu della metropolitana, cioè Sennaya Ploshchad e Tekhnologichesky Institut. Il macchinista non ha fermato il convoglio nel tunnel e ha proseguito fino alla stazione successiva, il che ha agevolato le operazioni di soccorso ed evacuazione. Un altro ordigno è stato poi trovato inesploso in un’altra stazione della metro, quella di Ploschad Vosstania, che si trova vicino alla principale stazione ferroviaria della città Moskovskiy, ed è stato disinnescato dagli artificieri. Il presidente russo Vladimir Putin, che ieri al momento dell’esplosione si trovava proprio a San Pietroburgo e stava incontrando il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko, in serata ha deposto dei fiori nel memoriale improvvisato per le vittime. Nella notte italiana ha ricevuto la telefonata di condoglianze del presidente Usa Donald Trump, il quale gli ha offerto il sostegno degli Stati Uniti; la Casa Bianca ha fatto sapere che i due leader “si sono detti d’accordo sul fatto che il terrorismo deve essere sconfitto in modo deciso e rapido”.In Russia gli ultimi attentati prima di quello di ieri sono stati commessi dalla guerriglia islamista della Cecenia, repubblica caucasica russa il cui presidente, Ramzan Kadyrov, ha definito ieri l’esplosione “mostruosa”. Ma nel 2015 lo Stato islamico fu responsabile dell’attentato su un aereo passeggeri che, partito da Sharm el-Sheikh e diretto proprio a San Pietroburgo, si schiantò nel Sinai a causa di una bomba a bordo: in quell’attacco morirono 217 turisti russi.