Con 154 “si'”, 110 “no” e 12 astenuti l’Aula di Palazzo Madama a scrutinio segreto acconsente all’arresto di Stefano Caridi (Gal), accusato dalla magistrati di far parte della ‘ndrangheta. Per il senatore si aprono dunque le porte del carcere. A favore del provvedimento hanno votato Pd, Movimento cinque stelle, Lega e Sel, che gia’ ieri in Giunta delle immunita’ avevano espresso questo orientamento. Un voto in forse fino all’ultimo, dal momento che il voto sull’arresto era previsto dopo la riforma dell’editoria. Invece il presidente del Senato Pietro Grasso ha stabilito, in base a quanto consentito dal regolamento, di invertire l’ordine del giorno dei lavori, ritenendo “che tale argomento debba avere la priorita’ sugli altri”. Una decisione che e’ stata contestata da Forza Italia e, piu’ in generale, da tutto il centrodestra. Il presidente dei senatori azzurri Paolo Romani ha chiesto la convocazione della capigruppo (proposta respinta) ma critiche sono arrivate anche dai verdiniani (“Lei sta intaccando la democrazia!” l’accusa rivolta dal capogruppo di Ala, Lucio Barani), mentre anche nel Pd la decisione di Grasso ha provocato qualche perplessita’.
“Dentro c’e’ molto malumore e a quanto ho sentito molti hanno intenzione di far mancare il numero legale per protesta: ci sarebbero a quel punto molte assenze e se non teniamo noi e i Cinque stelle, e’ molto probabile che non ce la facciamo a votare” confidava aun senatore del Pd nelle prima fasi concitate della discussione. Un imbarazzo del resto manifestato in Aula anche dal capogruppo Luigi Zanda nel suo intervento: “Prendo atto della sua decisione e lo faccio avendola appresa, come tutta l’Aula, nel momento in cui l’ha comunicata all’Assemblea”. In Aula ha poi preso la parola lo stesso Caridi, che ha respinto l’accusa, “sconvolgente e ingiusta”, di aver “avuto rapporti col crimine organizzato” e affermato di non aver “mai svenduto il mio ruolo ne’ partecipato a logge segrete”. Alla fine, quando si tratta di votare, i senatori di Gal chiedono il voto segreto. Ma il verdetto non cambia e l’Aula approva la relazione della Giunta delle immunita’: si’ all’arresto.
Con Antonio Stefano Caridi, senatore di Gal accusato di essere al vertice di una cupola segreta della ‘Ndrangheta, salgono a nove i parlamentari per cui Camera e Senato hanno autorizzato l’arresto. L’ultimo in ordine di tempo quello del deputato Pd Francantonio Genovese, su cui l’aula di Monteciotorio si è espressa il 15 maggio del 2014 con 371 sì, 39 contratri e 13 astenuti. Genovese, che oggi milita in Forza Italia, era imputato per associazione a delinquere, riciclaggio, peculato e truffa. Prima del deputato dem, lo stesso anno e sempre alla Camera, è stato dato l’ok alla custodia cautelare in carcere per Giancarlo Galan, nelle file di Fi e ex ministro del governo di Silvio Berlusconi, con 395 voti favorevoli, 138 contrari e 2 astenuti. Galan era accusato di corruzione per lo scandalo Mose. Andando indietro nel tempo, nel 2012, era toccato a Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita accusato di essersi appropriato di 23 milioni di euro dalle casse della Margherita. Un anno prima è stata la volta di Alfonso Papa, deputato del Pdl, su cui l’aula di Montecitorio si è espressa a favore delle manette dopo 27 anni di dinieghi. Prima dell’ex magistrato coinvolto nello scandalo P4 era toccato al missino Massimo Abbatangelo nel 1984, mentre l’anno prima al Radicale Toni Negri per terrorismo. Il primo sì all’arresto di un deputato è stato pronunciato nel 1955 nei confronti di Moranino, deputato del Pci, accusato di aver ordinato nel 1944, come comandante partigiano, la fucilazione di cinque altri partigiani ritenuti spie e delle mogli di due di loro. Moranino fuggì in Cecoslovacchia, fu poi condannato all’ergastolo, ma la pena venne successivamente commutata in dieci anni di reclusione. Nel 1965 ottenne infine la grazia dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Il secondo deputato per il quale Montecitorio autorizzò l’arresto è stato Sandro Saccucci del Msi, accusato dell’omicidio a Sezze Romano di Luigi Di Rosa, di cospirazione politica e istigazione all’insurrezione armata per il cosiddetto “golpe Borghese”. Il sì arrivò il 27 luglio 1976, Saccucci fuggì in Sudamerica. Sette anni dopo, il 21 settembre 1983, la Camera votò invece l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri chiesta dalla magistratura per reati connessi al terrorismo. Negri, che era stato eletto due mesi prima con i Radicali mentre era in carcere , era però intanto fuggito a Parigi, rientrò poi in Italia nel 1997 e finì di scontare la sua pena. L’ultimo caso di richiesta d’arresto concessa dalla Camera risale al 18 gennaio 1984, quando i deputati dissero sì all’arresto di un altro missino, appunto Massimo Abbatangelo, per violazione delle disposizioni sulle armi, in seguito a un attentato del ’70 contro la sezione del Pci di Fuorigrotta, a Napoli. Durante tutto il periodo di Tangentopoli Montecitorio respinte 28 richieste di arresto.