Al centro della bufera c’è Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia (ora pentito), la cui foto con Giorgia Meloni ha fatto il giro dei social. Ma oggi l’attenzione si è spostata su presunti legami con altri esponenti di spicco del centrodestra.
Durante il voto sul DL Sicurezza, il senatore dem Marco Meloni ha interpellato direttamente il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, citando intercettazioni dell’inchiesta Hydra pubblicate da Il Fatto Quotidiano.
La domanda: “Sottosegretario, può smentire di conoscere Amico? Nelle carte dicono che faceva il tifo per lei”. Molteni non ha risposto subito in Aula, ma i suoi uffici hanno diramato una nota di smentita categorica. In Commissione, però, è esplosa la bagarre.
INSULTI E MINACCE: “IMBECILLE” E “A BRACCETTO CON I MAFIOSI”
Il clima è degenerato rapidamente quando i senatori della maggioranza sono intervenuti a difesa di Molteni: esponenti della Lega hanno apostrofato Marco Meloni come “imbecille”. La leghista Stefania Pucciarelli ha accusato il PD di sciacallaggio: “Meloni ha detto che noi andiamo a braccetto con i mafiosi. È un livello imbarazzante per la sinistra”.
Marco Meloni ha replicato denunciando un clima di intimidazione: “Ho solo posto una domanda. Se un criminale dice di essere amico di chi scrive le leggi sulla sicurezza, il Paese deve sapere. La loro reazione è segno di estremo nervosismo”.
La rissa verbale è arrivata fino all’Aula del Senato, dove il capogruppo dem Francesco Boccia ha preteso un chiarimento ufficiale: “È un diritto dell’opposizione chiedere e un dovere del Governo rispondere. Non servono insulti, servono fatti sulla vicenda Amico”.
La vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, ha dovuto faticare per riportare l’ordine, annunciando che l’accaduto sarà riferito al Consiglio di Presidenza per eventuali sanzioni.