Il governo israeliano ha dato il via libera definitivo al piano di insediamento nell’area E1 della Cisgiordania, un’iniziativa che, secondo i critici, impedisce la creazione di uno Stato palestinese unito. Il progetto, che prevede la costruzione di circa 3.400 nuove abitazioni tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Ma’ale Adumim, ha scatenato reazioni a livello internazionale e regionale.
Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha descritto la decisione come “storica”, sottolineando che rappresenta un passo concreto per “consolidare il controllo del popolo ebraico sul cuore della Terra di Israele”. Smotrich ha dichiarato che lo Stato palestinese viene “cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti”, aggiungendo che “ogni insediamento… è un altro chiodo nella bara di questa idea pericolosa”.
Mentre il piano E1 avanza, l’attenzione rimane alta sulla situazione a Gaza. Hamas ha rivendicato l’uccisione di soldati israeliani a Khan Yunis, ma Israele ha smentito la ricostruzione dei fatti. Nel frattempo, Israele ha approvato anche un piano di attacco su Gaza City e ha richiamato 60.000 riservisti per “portare a termine la missione”.
Dal Cairo, il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha ribadito l’opposizione allo sfollamento della popolazione di Gaza, definendola una “linea rossa”. Anche la Giordania, con il suo ministro degli Esteri Ayman Safadi, ha condannato la guerra a Gaza, accusando Israele di “massacri e fame” e di “uccidere ogni prospettiva” di pace in Medio Oriente.
L’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha affermato che il presidente Donald Trump desidera il rilascio immediato degli ostaggi e la fine della guerra. Un recente sondaggio Reuters/Ipsos ha rivelato che il 58% degli americani ritiene che ogni Paese dell’ONU dovrebbe riconoscere la Palestina. Questo dato riflette una crescente divergenza di opinioni tra l’opinione pubblica e la politica estera ufficiale.