Dopo il lunedì di tensione e i gravi fatti di Torino, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sceglie la via del dialogo istituzionale, cercando di trasformare l’emergenza sicurezza in un terreno di intesa nazionale. Al termine del vertice d’urgenza a Palazzo Chigi con i vertici delle forze dell’ordine e i ministri competenti, la premier ha lanciato una proposta a sorpresa: una risoluzione unitaria da votare in Parlamento.
La strategia del Governo cambia passo. Se prima i toni erano stati di scontro frontale (“squadristi rossi”, “nemici dello Stato”), ora la nota diffusa da Palazzo Chigi parla di “stretta collaborazione istituzionale”. La premier Meloni, citando esplicitamente le recenti dichiarazioni di condanna della violenza arrivate dalla segretaria del PD Elly Schlein, ha dato mandato ai capigruppo di maggioranza di coinvolgere le opposizioni per un documento comune.
Alla riunione hanno partecipato i vicepremier Salvini e Tajani (quest’ultimo in collegamento da Palermo), i ministri Piantedosi, Crosetto e Nordio, insieme ai capi della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Il “Patto” proposto alle opposizioni: l’obiettivo è votare una risoluzione già questa settimana, in concomitanza con l’informativa che il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi terrà alle Camere. Un voto unanime servirebbe a blindare il sostegno dello Stato alle divise dopo i 31 feriti di Torino.
Nonostante l’apertura al dialogo, il Governo conferma l’intenzione di procedere con misure restrittive. Si è discusso del cosiddetto “Daspo per i violenti di piazza”, una sorta di obbligo di firma o fermo preventivo (simile a quello per i tifosi violenti) per impedire a soggetti già noti alle forze dell’ordine di partecipare a manifestazioni a rischio.
Ribadito il “pieno sostegno” ai reparti mobili, con la promessa di accelerare sulle norme che rendono più efficaci le sanzioni per chi aggredisce pubblici ufficiali.
L’appello di Meloni rappresenta una mossa politica di alto profilo: mette alla prova l’unità del “campo largo” (Pd, M5S, AVS) su un tema, quello dell’ordine pubblico, spesso divisivo. Citando Schlein, la premier riconosce la dignità istituzionale delle parole della segretaria dem, ma la incalza a passare dalle parole ai fatti parlamentari.
Ora si attende la replica delle opposizioni: accetteranno di scrivere insieme le regole sulla sicurezza o vedranno nella risoluzione una “trappola” per avallare le misure più restrittive (come il fermo di 12 ore) volute dalla Lega e da Fratelli d’Italia?