Un attacco aereo israeliano ha colpito una tenda che ospitava lo staff di Al Jazeera a Gaza City, causando la morte di sei persone tra giornalisti, fotoreporter e operatori. Tra le vittime c’è Anas al-Sharif, un volto noto dell’emittente qatariota, il cui testamento, “Vi affido la Palestina”, è diventato un simbolo della tragedia.
L’attacco ha scatenato una condanna unanime a livello internazionale. “I giornalisti non devono essere presi di mira”, è stata la posizione espressa da molteplici fonti, compreso il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha richiesto un’indagine indipendente e imparziale sull’accaduto. L’Alto rappresentante dell’UE, Kaja Kallas, pur prendendo atto delle accuse israeliane che definiscono i reporter “terroristi”, ha sottolineato la necessità di “prove chiare” per evitare che i giornalisti diventino obiettivi legittimi.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ammesso l’attacco, sostenendo che al-Sharif fosse a capo di una “cellula terroristica” di Hamas e responsabile di attacchi missilistici. Il governo israeliano ha spesso accusato Al Jazeera di essere un portavoce di Hamas, una tesi che l’emittente respinge con forza. Mohamed Moawad, caporedattore di Al Jazeera, ha dichiarato che al-Sharif “stava solo dando voce a chi non l’aveva all’interno di Gaza City, era l’unica voce rimasta”.
La strage ha riacceso il dibattito sulla situazione a Gaza. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha definito “inaccettabili gli attacchi contro i giornalisti”, chiedendo la fine delle ostilità e il riavvio del processo politico. Anche la premier Giorgia Meloni ha manifestato la sua preoccupazione a Abu Mazen, definendo la situazione umanitaria a Gaza “ingiustificabile e inaccettabile”.
L’ONU ha lanciato un allarme drammatico sulla crisi umanitaria: la malnutrizione acuta sta aumentando “vertiginosamente”, con oltre 300.000 bambini a rischio grave.
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti italiano ha rivolto un appello al governo e alle istituzioni europee per “intervenire in difesa della libertà di informazione e del diritto internazionale”. In una nota, l’Ordine ha definito l’uccisione dei reporter un “atto vile e spietato” che mira a “chiudere tutti i canali di informazione sui massacri che si stanno consumando nella Striscia”.
La nota si conclude con una domanda provocatoria: “250 reporter assassinati non sono sufficienti?” L’attenzione si sposta ora sulla necessità di proteggere i giornalisti, che in assenza di organizzazioni internazionali, rappresentano l’unica fonte di informazione diretta dalla Striscia.