E’ CACCIA AI TERRORISTI DELLA MOSCHEA AL SISI, AVEVANO CON SE’ BANDIERA ISIS
E’ salito a 305 morti e 128 feriti il bilancio dei morti nell’attentato alla moschea del nord del Sinai: la strage sarebbe durata circa 20 minuti e i terroristi avevano bandiere dell’Isis; e’ stato d’allerta massimo in Egitto. In India oggi anniversario degli attentati che nel 2008 a Mumbai causarono 174 morti. Stasera papa Francesco parte per il suo viaggio in Asia.
Salito a 305 morti e 128 feriti il bilancio dell’attacco terroristico portato ieri in Egitto alla moschea di Al Rawdah, nel Sinai Settentrionale. Lo ha comunicato la procura generale. Tra le vittime 27 bambini che accompagnavano i loro genitori al luogo di preghiera. Il commando – composto di 25-30 persone, giunte sul posto con cinque vetture 4×4 – aveva con se’ la bandiera dell’Isis. Prosegue la caccia da parte delle forze armate egiziane.
In azione anche l’aviazione, che ha riferito di aver distrutto vetture usate per l’attacco. Le forze armate hanno demolito diversi covi contenenti armi e munizioni. Intanto, il presidente Al Sisi ha dato istruzioni perche’ un mausoleo commemorativo sia costruito per celebrare la memoria delle vittime dell’attacco.
Strage di fedeli in una moschea della penisola del Sinai, in Egitto, durante la preghiera del venerdì: sono almeno 305 le persone morte nell’attacco messo a segno da uomini armati, che hanno aperto il fuoco sui fedeli dopo l’esplosione di una bomba. Oltre 120 le persone rimaste ferite. Si tratta del peggior attacco messo a segno in quattro anni di violenze nel Sinai da parte degli islamisti. L’ufficio del presidente Abdel Fatah al Sisi ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. L’attacco è avvenuto nella moschea Rawda, situata a circa 40 chilometri a ovest del capoluogo del Sinai del Nord, El-Arish. Secondo un leader tribale e capo di una milizia dei Beduini impegnata contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis), la moschea è nota come luogo di ritrovo dei Sufi, considerati eretici dall’Isis perchè credono nell’intercessione dei santi. In passato i jihadisti hanno rapito e decapitato un anziano leader sufi, accusato di praticare la magia, e hanno sequestrato diversi fedeli sufi, poi rilasciati a seguito del loro “pentimento”. L’organizzazione egiziana dell’Isis ha ucciso negli ultimi anni centinaia di poliziotti e soldati, così come civili accusati di collaborare con le autorità, nella penisola del Sinai. E sono oltre 100 i cristiani rimasti uccisi negli attacchi messi a segno sia nel Sinai che in altre zone dell’Egitto.
I 30 terroristi autori dell’attentato avvenuto in Egitto sarebbero tutti deceduti durante un blitz delle forze di sicurezza egiziane. Lo riferisce l’emittente televisiva “Sky News Arabia”.
Intervistati dall’emittente di Stato egiziana alcuni sopravvissuti hanno riferito che gli uomini armati hanno fatto irruzione nella moschea dopo aver lanciato all’interno un ordigno esplosivo, sparando contro i fedeli riuniti nella moschea per la preghiera del venerdi’. Il primo ad essere stato ucciso e’ stato il predicatore della moschea colpito da una raffica di proiettili mentre predicava dal pulpito. In seguito il commando armato ha sparato contro fedeli che tentavano di fuggire dall’edificio religioso. Il gruppo armato aveva le proprie auto a circa 150 metri dalla moschea.
La moschea situata lungo la strada che porta da al Arish al distretto di Be’r al Abd era una cosiddetta “Zawia”, una moschea cioe’ frequentata dai sufi, una corrente dell’Islam considerata eretica dallo Stato islamico che professa la dottrina wahhabita. Il sufismo, particolarmente diffuso in Nord Africa, e’ intriso di elementi esoterici e prevede l’intercessione dei santi. Non e’ la prima volta che l’Is prende di mira i seguaci di questa corrente dell’islam. Nel 2013 sono stati oggetto di attacco due santuari sufi nel Sinai centrale. Nel 2016, inoltre, i seguaci del califfo Abu Bakr al Baghdadi hanno diffuso un comunicato in cui i sufi dovevano essere uccisi per i rituali “magici” che compiono, ritenuti eretici secondo l’interpretazione dell’Is dell’islam. “Ci rivolgiamo a tutte le mosche sufi ed ai loro leader per dire che il sufismo non e’ permesso ne’ in Egitto ne’ altrove ed in Sinai in particolare”, si leggeva nel comunicato dell’Is del 2016. Qualche mese dopo, l’Is rapi’ ed in seguito decapito’ l’anziano leader sufi Soliman Abu Heraz, ritenuto responsabile di praticare atti esoterici.
Il presidente egiziano, Abeld Fattah al Sisi, ha promesso una risposta “brutale” ai terroristi che oggi hanno colpito una moschea sufi nel Sinai e ucciso almeno 235 persone. Al Sisi, riferisce Ahram Online, preside in queste ore un comitato per la sicurezza. “Ci vendicheremo”, ha aggiunto il generale.
“Il mondo non può tollerare il terrorismo, dobbiamo difenderlo militarmente e screditare l’estremismo ideologico che forma la base della loro esistenza”. Così Donald Trump ha condannato l’attentato in Egitto, definendolo “un orribile e codardo attacco” contro “fedeli innocenti e senza difesa”, in tweet.