SENZA IL SUO GETTITO, MENO COPERTURE PER IL 2018
La web tax slitta al 2019. E porta con se’ il “tesoretto” per introdurre nella legge di bilancio nuove modifiche bisognose di coperture. L’emendamento con l’imposta del 6% sui ricavi digitali e’ arrivato alla sua terza versione, rivista e corretta. La scomparsa del gettito atteso l’anno prossimo (tra i 100 e i 200 milioni secondo le stime) manderebbe in fumo anche altri progetti, come ad esempio l’innalzamento della soglia di reddito entro cui i figli sono considerati a carico della famiglia.
Sessanta centesimi prelevati ogni 10 euro pagati per un abbonamento mensile per Netflix, a partire dal 2019. Sarebbe questo il risultato della web tax che viene discussa in queste ore al Senato, nell’ambito della legge di Bilancio. La proposta, messa a punto dal senatore Massimo Mucchetti (Pd), vuole imporre una tassazione del 6 per cento sui ricavi per la cessione di servizi ‘dematerializzati’ da parte di soggetti non residenti (come sono i giganti del web tipo Netflix) a soggetti residenti in Italia (i consumatori finali). In una nuova versione della proposta, illustrata dallo stesso Mucchetti ai cronisti a Palazzo Madama, il sostituto di imposta è la banca che gestisce la transazione, e non più l’azienda stessa. Altra novità, che coinvolge anche il capitolo delle possibili entrate per le casse dello Stato, riguarda l’inizio dell’applicazione della nuova norma. La data, inizialmente prevista per il 1/o luglio 2018, slitta invece al 1/o gennaio 2019. Di conseguenza, anche il gettito (previsto in 100-200mln per il primo anno) verrebbe incassato soltanto nel 2019. E questo darebbe meno coperture per le spese previste in manovra.
Oggi la commissione Bilancio del Senato, che sta esaminando i tanti emendamenti alla manovra, potrebbe dare luce verde al pacchetto web tax. Ieri, invece, è arrivato un ok unanime al Fondo pensato per gli orfani di violenze domestiche e femminicidio: un emendamento all’articolo 34 stanzia 2,5 milioni ogni anno per il prossimo triennio, per un totale di 7,5 milioni. Laura Bianconi e Marcello Gualdani di Ap parlando di “un aumento significativo di dotazione, che sarà erogato attraverso borse di studio, spese mediche e assistenziali in favore di orfani di crimini domestici, orfani di madri a seguito di reati di femminicidio”.Approvato anche un emendamento articolo 26, per il quale “possono essere previsti appositi finanziamenti all’Istituto degli Innocenti di Firenze”, e all’articolo 31, secondo cui “per avviare la preparazione della partecipazione italiana ad Expo Dubai 2020, è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per l’anno 2018”.In mattinata, dopo una breve seduta della Commissione, era stato dato spazio a riunioni di maggioranza per conciliare le diverse richieste dei gruppi. Questo aveva portato Mdp a parlare di “mercato delle vacche”, mentre M5S preferiva il classico “assalto alla diligenza”. Diverse polemiche, poi, ha suscitato un emendamento proposto da Ala. La proposta, secondo Mdp, “allarga le maglie del condono edilizio del 1994”. “Questo è il prezzo da pagare per accontentare la nuova maggioranza?”, attaccano i senatori demoprogressisti.Anche il Movimento 5 Stelle se la prende con Ala: “L’ultimo ricatto riguarda l’emendamento Barani sulla pensione anticipata dei medici”, tuonano le senatrici pentastellate Lezzi, Bulgarelli e Montevecchi. “La responsabilità del Pd è evidente – continuano le parlamentari – Matteo Renzi ha disintegrato il suo partito e ora la maggioranza è in ostaggio di Verdini”.