BATTAGLIA CON LA POLIZIA NELLA PROTESTA DOPO LA PREGHIERE
Dopo l’uccisione di 3 palestinesi negli scontri a Gerusalemme per la stretta sulla Spianata delle moschee, 3 coloni israeliani sono stati accoltellati a morte in un insediamento in Cisgiordania: due uomini e una donna. Ucciso anche l’aggressore palestinese. Israele ha vietato la Spianata agli under 50 nel venerdi’ della preghiera. Circa 390 i feriti nelle proteste.
Escalation di tensione e violenza a Gerusalemme e nei Territori palestinesi, nel giorno sacro ai musulmani del venerdì, dopo che Israele ha imposto nuove restrizioni all’accesso alla Spianata delle moschee. È di tre palestinesi uccisi e 400 feriti il bilancio degli scontri scoppiati inizialmente nella Città vecchia di Gerusalemme, dove si trova l’area sacra a islam ed ebraismo (che lo chiama Monte del tempio). Una zona ‘ad alta tensione’, regolata da un delicatissimo equilibrio tra musulmani ed ebrei, con uno ‘status quo’ che se violato può diventare la miccia di violenze esplosive (secondo lo status quo, concordato dopo la guerra del 1967, la gestione del sito religioso è giordana mentre Israele controlla di fatto gli accessi; i musulmani possono pregarvi, gli ebrei possono accedere e non pregare).
Tre coloni ebraici sono stati uccisi a coltellate da un palestinese entrato nell’insediamento cisgiordano di Neve Tsuf, nei pressi di Ramallah: lo ha reso noto l’esercito dello Stato ebraico, precisando che un quarto colono è stato ferito. L’assalitore è stato colpito dal fuoco della sicurezza, ma le sue condizioni non cono chiare. L’attacco è avvenuto poche ore dopo gli scontri scoppiati a Gerusalemme Est e inCisgiordania dovuti alle restrizioni all’accesso alla Spianata delle Moschee, e costati la vita tre palestinesi.
È la stessa miccia che fu accesa nel 2000, con la ‘passeggiata’ dell’allora leader dell’opposizione israeliana Ariel Sharon. Entrò nella zona dove si trovano la Cupola della roccia e la moschea al-Aqsa, per ‘dimostrare’ che l’area rientrava sotto la sovranità israeliana. In quattro anni di violenze morirono 3mila palestinesi e mille israeliani. Ora i palestinesi temono che l’aumento delle misure di sicurezza sia un nuovo tentativo di Israele di ‘impossessarsi’ del luogo sacro.Migliaia di fedeli musulmani sono scesi nelle strade a pregare e protestare, rispondendo agli appelli dei loro leader religiosi, dopo che Israele ha imposto le nuove misure a seguito dell’attacco di venerdì scorso, quando tre assalitori arabi-israeliani hanno ucciso due poliziotti a Gerusalemme Est. Israele aveva risposto chiudendo sino a domenica l’accesso alla Spianata, riaprendolo dopo aver aggiunto metal detector alle porte d’accesso.L’esercito israeliano è stato mobilitato a Gerusalemme, in una rara decisione riservata ai momenti più difficili (l’ultima volta durante la Seconda intifada), le unità di polizia sono state rafforzate nella Città vecchia, e un nuovo limite è stato deciso dal premier Benjamin Netanyahu dopo una riunione del governo di sicurezza, ammettendo al luogo sacro solo gli uomini con più di 50 anni e le donne.In migliaia vi sono affluiti, rispondendo agli appelli del muftì, stendendo a terra i loro tappeti nelle strade della Città vecchia. Le proteste sono scoppiate in vari punti, non solo a Gerusalemme ma anche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. La polizia israeliana ha usato lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma contro i dimostranti, che in vari luoghi hanno protestato lanciando pietre, petardi e altri oggetti contro gli agenti. Almeno tre i morti tra i dimostranti, ha fatto sapere il ministero della Salute palestinese, mentre la Mezzaluna rossa ha dato notizia di circa 391 feriti. Un 17enne è stato ucciso da un colono israeliano nel quartiere Ras al-Amoud a Gerusalemme Est (secondo la versione di testimoni all’agenzia Maan), un 18enne è morto in ospedale per le ferite riportate negli scontri nel quartiere al-Tur, e un 17enne è morto a Ramallah, colpito al petto da spari dei soldati.Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha chiesto alle Nazioni unite di “intervenire con urgenza” e imporre a Israele di rimuovere i metal detector, ha fatto sapere un suo consigliere, dopo che già la settimana scorsa Abbas aveva avvertito del rischio di una escalation di violenza. Ha anche discusso la situazione con Jared Kushner, genero e consigliere del presidente americano Donald Trump, a cui ha espresso preoccupazione per una situazione “estremamente pericolosa che rischia di andare fuori controllo”.