‘Non sembrano esserci prove decisive’ che i russi siano dietro gli hackeraggi delle email del Partito Democratico durante le presidenziali. Lo ha detto alla Fox Sean Spicer, futuro portavoce di Trump alla Casa Bianca, sulla base dei briefing dell’intelligence al presidente eletto. Per la nuova amministrazione, le sanzioni alla Russia sono motivate piuttosto da ragioni politiche. Insomma, Obama ha punito Mosca per la sconfitta di Hillary Clinton.
“Non c’è alcuna prova” che i russi “abbiano effettivamente influenzato le elezioni presidenziali” di novembre negli Stati Uniti. Lo ha detto Sean Spicer, futuro portavoce di Donald Trump alla Casa Bianca, intervistato da Fox News. Parlando del rapporto redatto dall’Fbi e dal dipartimento della Sicurezza interna che punta il dito contro gli hacker russi, Spicer lo ha poi sminuito, definendolo una sorta di vademecum “di 13 pagine”, che spiega ai membri del Dnc (il Comitato nazionale democratico) come migliorare la “sicurezza informatica”.
Il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, e’ tornato ad esprimere scetticismo in merito alla presunta intromissione della Russia nelle elezioni presidenziali Usa; gli attacchi informatici imputati alla Russia dall’intelligence Usa hanno spinto l’amministrazione del presidente uscente Barack Obama a varare nuove sanzioni all’indirizzo di Mosca, ad espellere dal paese 35 diplomatici russi e a minacciare attacchi informatici e altre forme di ritorsione sotto copertura. Trump, deciso a riavvicinare i due paesi sul piano diplomatico, si era impegnato nei giorni scorsi a confrontarsi con le agenzie d’intelligence Usa per comprendere quanto fossero effettivamente fondate le accuse rivolte a Mosca. Sabato sera il presidente eletto ha sorpreso il paese annunciando rivelazioni inedite: le rivelazioni, di cui “nessuno e’ ancora a conoscenza”, verranno divulgate da Trump “martedi’ o mercoledi’”prossimo, come ha riferito il diretto interessato ai giornalisti dalla sua residenza di Mar-o-Lago a Palm Beach, in Florida. “Vorrei solo che fossero certi , perche’ si tratta di accuse molto serie”, ha detto Trump. “Se pensiamo alla questione delle armi di distruzione di massa, e’ stato un disastro, ed avevamo torto”, ha proseguito il presidente eletto, riferendosi al “casus belli” della Seconda guerra in Iraq, nel 2003. “So molte cose riguardo gli attacchi informatici. Sono difficilissimi da provare, percio’ potrebbe essere stato qualcun altro. So anche cose che altre persone non sanno, percio’ so che loro (l’amministrazione Usa uscente, ndr) non possono essere certi della situazione”. La scorsa settimana Trump ha pubblicamente elogiato il presidente russo, Vladimir Putin, per la sua decisione di non rispondere alle sanzioni dell’amministrazione Obama con ritorsioni analoghe, in attesa della transizione alla Casa Bianca, in programma per il 20 gennaio. Contro le ultime dichiarazioni di Trump torna a scagliarsi la “Washington Post”, secondo cui lo scetticismo del presidente eletto in merito agli attacchi informatici russi “mette a rischio oltre un decennio di politiche di sicurezza nazionale e compromettere dati governativi e privati”.