Primi provvedimenti di stop a migranti e rifugiati a poche ora dalla firma del provvedimento che sospende l’accesso agli Stati Uniti per quanti provengono da sette paesi di fede musulmana. Gia’ in volo fermati e detenuti agli aeroporti di arrivo. Hollande, invoca ‘fermezza’ da parte dell’Europa definendo una politica estera comune ‘per affrontare il resto del mondo’. E insieme alla Germania costituisce un fronte comune per contrastare le prime scelte della nuova amministrazione Usa. L’Onu chiede rispettare la tradizione dell’accoglienza.
Il divieto all’ingresso negli Usa per i cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana riguarda anche coloro che hanno doppio passaporto. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando un comunicato che dovrebbe essere pubblicato dal dipartimento di Stato. La misura andrebbe oltre il divieto imposto a Iraq, Iran, Somalia, Sudan, Siria, Libia e Yemen. Il divieto temporaneo riguarderebbe qualsiasi cittadino originario di tali Paesi, anche se in possesso di passaporto di un’altra nazione. Per esempio, un iracheno con seconda nazionalità britannica non potrà entrare negli Usa utilizzando il passaporto del Regno Unito, che sinora permetteva di viaggiare senza visto. Invece, la misura non si applicherà ai cittadini statunitensi che abbiano anche la nazionalità di uno dei sette Paesi.
“L’Europa risponda con fermezza al presidente degli Stati Uniti, quando indica la Brexit come modello per altri Paesi credo che si debba rispondere, e’ necessario avviare un dialogo fermo”. Il piu’ duro nei confronti di Donald Trump tra i Paesi Ue e’ Francois Hollande. Il presidente della Repubblica francese, presente oggi a Lisbona per il vertice dei Paesi Ue del Mediterraneo, ha invitato l’Europa a definire “una politica estera comune per affrontare il resto del mondo”. La tesi e’ quella della necessita’ di “un dialogo deciso” con la nuova amministrazione americana”. “Il protezionismo – ha rilanciato Hollande – non e’ nel nostro dna. Non vogliamo aprire i nostri mercati a qualsiasi condizione, lottiamo contro il dumping, ma vogliamo relazioni commerciali equilibrate. Questo e’ il senso del dialogo con l’amministrazione americana”. “L’Europa – ha aggiunto – deve darsi un’identita’ sulla base dei suoi valori, i suoi principi e i suoi interessi”. Ma sulle mosse dell’inquilino della Casa Bianca e’ emersa a Lisbona la preoccupazione di tutti i paesi europei del Mediterraneo. Preoccupazione che possa prevalere la voglia di nazionalismo e che l’Europa possa essere messa all’angolo. Risposte all’amministrazione americana dovranno arrivare – e’ il ‘refrain’ dei leader dei Paesi Ue del Mediterraneo – da un’Europa unita e forte. “Troveremo il modo migliore per collaborare con l’amministrazione americana. Noi – ha detto il premier italiano Paolo Gentiloni – siamo pronti a dialogare partendo dal presupposto che l’Europa siamo noi ed e’ forte”.
Rispettare il principio di accoglienza dei rifugiati, fondamento della “nostra democrazia”. E’ quanto ha chiesto il presidente francese François Hollande nella telefonata con Donald TRUMP. Secondo un comunicato dell’Eliseo, Hollande ha ricordato che “la battaglia avviata per la difesa delle nostre democrazie sarà efficace soltanto se inserita nel rispetto dei principi su cui sono fondate, in particolare l’accoglienza dei rifugiati”. Mettendo in guardia contro le conseguenze economiche e politiche di un approccio protezionista, il capo di stato francese ha sottolineato che “di fronte a un mondo instabile e incerto, ripiegarsi su se stessi è un atteggiamento senza sbocco”. Tra gli altri temi discussi anche l’accordo internazionale sul nucleare iraniano e l’accordo sul clima Parigi.
Le Nazioni Unite hanno espresso oggi la speranza che le misure per la messa al bando dell’ingresso dei profughi negli Stati Uniti, introdotte ieri dal presidente Donald Trump, siano una misura semplicemente transitoria. “Speriamo che si tratti di una cosa temporanea, dal momento che la necessita’ di venire incontro alle esigenze dei rifugiati non e’ mai stata cosi’ grande”, ha detto il portavoce Stephane Dujarric.
Un gruppo di avvocati ha presentato a New York il primo ricorso contro l’ordine approvato dal presidente americano Donald Trump per vietare l’ingresso nel Paese ai cittadini di sei nazioni a maggioranza musulmana, ritenendola incostituzionale. L’azione è stata promossa da vari gruppi per i diritti civili ed è legata al caso dei due cittadini iracheni che avevano ottenuto il visto per entrare negli Usa e sono poi stati fermati all’arrivo allo scalo di New York, poche ore dopo l’approvazione dell’ordine.
Il ricorso di 20 pagine afferma che non esista alcun motivo per fermare i due uomini, entrambi con i documenti in regola, e denuncia la nuova politica come contraria alla Costituzione. Gli avvocati vogliono che l’azione rappresenti in modo collettivo anche le altre persone che possano trovarsi nella stessa situazione. “La guerra contro l’uguaglianza messa in atto dal presidente Trump già sta avendo un terribile costo umano, non si può permettere che esso continui”, ha dichiarato Omar Jadwat, direttore di American Civil Liberties Union (Aclu), tra i gruppi promotori del ricorso. Esso chiede che il giudice ordini alle autorità di non fermare “nessuna persona solo sulla base dell’ordine esecutivo” approvato da Trump.
“E’ un ordine basato sull’intolleranza, non sulla realtà”, ha dichiarato il Council on Foreign Relations in una nota, insistendo sul fatto che non ci sia alcuna prova del fatto che i rifugiati rappresentino una minaccia alla sicurezza nazionale. Per ora non è noto l’esatto numero di persone che sono state fermate al loro arrivo negli Usa nelle ultime ore, ma la misura ha causato indignazione e caos dentro e fuori gli Stati Uniti.
Sono tutti componenti di una sola famiglia i cinque iracheni cui, al Cairo, e’ stato negato l’imbarco su un aereo della compagnia di bandiera egiziana Egyptair diretto a New York. Lo riferisce il sito del quotidiano egiziano Al Watan. La famiglia (padre, madre e tre figli di cui una bambina) erano in transito nello scalo egiziano provenendo da Erbil. Fonti aeroportuali hanno riferito che si tratta di “profughi” con visti e documenti validi per l’ingresso negli Usa (prima che Trump emettesse l’ordine). E’ stato necessario far scendere a terra le loro valige gia’ imbarcate sul volo 985.
“Avete sentito il discorso di insediamento di Donald TRUMP? E’ stato un intervento potente. Non ne condividiamo larga parte, ma e’ arrivato puntuale”, e’ “un messaggio di cambiamento radicale rispetto a Obama, che gli Usa perseguiranno, piaccia o non piaccia”. Lo ha detto il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, a Rimini per l’assemblea nazionale degli amministratori locali del Partito democratico. “Ai trumpisti italiani che elogiano il protezionismo, ricordo che l’Italia fa diversi soldini con l’export – ha aggiunto -. Con quel modello mettereste sul lastrico un pezzo di economia”.
Ecco in punti l’ordine esecutivo (“Protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli Usa”) con cui Donald Trump ha congelato i flussi migratori in Usa: 1) sospensione per 120 giorni del programma di ammissione dei rifugiati. 2) sospensione per i rifugiati siriani sino ad ulteriore avviso, ossia sino a quando il presidente non riterra’ che sono stati fatti cambiamenti sufficienti per garantire che il loro ingresso “e’ coerente con l’interesse nazionale”. Nel 2016 gli Usa hanno accolto 12.468 rifugiati siriani, contro i 300.000 della Germania. Dall’inizio del conflitto in Siria, la Turchia ne ha ricevuti 2,7 mln, il Libano 1 mln. 3) riduzione da 110 mila a 50 mila del numero di tutti i rifugiati previsti per l’anno fiscale 2016 (dal primo ottobre 2016 al 30 settembre 2017). 4) priorita’, dopo la fine del periodo di sospensione, ai rifugiati appartenenti a minoranza religiose perseguitate 5) eccezioni al bando sui rifugiati “caso per caso”, a discrezione del dipartimento di stato e del ministero dell’interno 6) autorita’ locali e statali avranno un ruolo nella ricollocazione dei rifugiati 7) sospensione per 90 giorni dell’ingresso delle persone provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica (Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan). Nel mirino anche i possessori di Green card. 8) sviluppo di standard e procedure uniformi per controllare gli immigrati, come ad esempio le interviste personali o un database con i documenti di identita’ presentati dai richiedenti 9) completamento veloce del sistema biometrico di tracciatura di ingressi e uscite dagli Usa 10) sospensione del programma Visa interview Waiver, che consente a chi e’ ritenuto titolato il rinnovo del visto senza intervista personale 11) pubblicazione ogni 180 giorni dei dati sui reati legati al terrorismo.
A essere colpiti sono piu’ di tutti i siriani, per i quali la ‘sospensione’ e’ a tempo indeterminato, invece degli almeno tre mesi di stop per chi viene da Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen. E la confusione e’ totale.
“Pur rispettando il popolo americano e distinguendo tra esso e le politiche ostili del governo Usa, l’Iran applicherà il principio della reciprocità sino a quando le offensive limitazioni statunitensi contro i cittadini iraniani saranno revocate”, si legge nella nota del ministero di Teheran. “Le restrizioni contro i viaggi di musulmani in America (…) sono un aperto affronto al mondo musulmano e alla nazione iraniana in particolare, saranno note come un grande regalo agli estremisti”, aggiunge il testo. Il divieto di ingresso renderà impossibile per parenti e amici iraniani far visita al circa un milione di iraniani-americani che vive negli Usa. “Pur rispettando il popolo americano e distinguendo tra esso e le politiche ostili del governo Usa, l’Iran applicherà il principio della reciprocità sino a quando le offensive limitazioni statunitensi contro i cittadini iraniani saranno revocate”, si legge nella nota del ministero di Teheran. “Le restrizioni contro i viaggi di musulmani in America (…) sono un aperto affronto al mondo musulmano e alla nazione iraniana in particolare, saranno note come un grande regalo agli estremisti”, aggiunge il testo. Il divieto di ingresso renderà impossibile per parenti e amici iraniani far visita al circa un milione di iraniani-americani che vive negli Usa.