UE, MISURE PRONTE. MARCHIONNE, NO A GUERRA, VINCEREBBERO USA
Si e’ dimesso il consigliere economico di Trump: Gary Cohn aveva bocciato i dazi che il presidente Usa si appresta a varare. L’amministrazione Usa punterebbe a una mega stretta su investimenti e import cinesi. “Finche’ le misure Usa non sono prese, speriamo di poter evitare una disputa commerciale che non e’ nell’interesse di nessuno”, ma “e’ chiaro che se queste verranno prese danneggeranno l’Ue” quindi “dobbiamo rispondere in modo fermo”, cosi’ la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem annunciando che la lista di contromisure commerciali e’ pronta in caso scattassero i dazi americani sull’acciaio.
Avanti un altro. La Casa Bianca di Donald Trump perde l’ennesimo pezzo in una girandola di addii senza fine. Gary Cohn, consigliere economico del presidente, ha annunciato l’addio dopo la svolta protezionista di The Donald. Come riferisce il Washington Post, citando una fonte anonima, Cohn rimarrà al proprio posto ancora per qualche settimana. Prima di svuotare i cassetti definitivamente, l’ex presidente di Goldman Sachs cercherà di contrastare l’annunciata introduzione di dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Quando arriverà il momento dei saluti, il nome di Cohn si accoderà a quelli di Hope Hicks e Josh Raffel, numero 1 e numero 2 della comunicazione. A febbraio, nella bufera per le accuse di violenza domestica, se n’è andato Rob Porter, segretario dello staff. A gennaio, con meno clamore, si erano congedati Dina Powell, viceconsigliere alla sicurezza nazionale, e Jeremy Katz, vice di Cohn al National Economic Council. Addio dopo addio, la Casa Bianca ha perso rapidamente figure che non condividono la linea protezionistica e in generale hanno provato a fare da contrappeso alle posizioni più estreme adottate da elementi più conservatori.
L’equilibrio precario tra Cohn e Trump era stato già messo a dura prova dalle posizioni assunte inizialmente dal presidente nei confronti dei suprematisti bianchi durante i disordini di Charlottesville. Allora, a quanto pare, Cohn meditò le dimissioni senza formalizzare il passo. A gennaio, con Trump sono iniziate le discussioni sull’opportunità di interrompere la collaborazione. Cohn, ritenuto l’architetto della riforma fiscale approvata nelle settimane scorse, ha accompagnato il capo dello stato al Forum di Davos e ha collaborato alla stesura del Discorso sullo stato dell’Unione. Il piano sulle infrastrutture elaborato dal consigliere non è bastato a riaccendere il feeling. La situazione è diventata definitivamente irrecuperabile la scorsa settimana, quando Trump ha annunciato l’imminente varo dei dazi. Per Cohn, identificato all’esterno come un elemento stabile ed equilibrato dell’amministrazione ‘effervescente’, è stato il gong finale del match perso contro il segretario al Commercio, Wilbur Ross, contro il consigliere Peter Navarro e -alla fine- contro lo stesso Trump. Ora, si apre la corsa alla successione e c’è già un nome in pole position. E’ quello di Larry Kudlow, ‘media personality’ e consigliere della campagna presidenziale.