In un discorso di venti minuti pronunciato nella notte italiana dalla Casa Bianca, Donald Trump ha tracciato l’ultimo miglio della “missione” americana in Iran. Giunti al 34° giorno di operazioni, il tycoon ha usato toni brutali e pragmatici per blindare il consenso interno e inviare un ultimatum definitivo a Teheran: “Nelle prossime 2-3 settimane colpiremo così duramente da farli tornare all’età della pietra”.
L’intervento presidenziale, arrivato dopo una nuova pioggia di missili iraniani contro Israele e mentre gli 007 USA segnalano lo stallo dei negoziati, punta tutto sull’idea di una vittoria imminente. Trump ha rivendicato la neutralizzazione totale dell’arsenale missilistico nemico, ammettendo però la sorpresa del Pentagono di fronte ad armi “che nessuno credeva l’Iran possedesse”.
IL SACRIFICIO PER I “FIGLI D’AMERICA” Il registro emotivo del Presidente ha toccato il culmine nel ricordo dei 13 soldati americani caduti nel conflitto. Trump ha trasformato la scelta bellica in un dovere morale: “Abbiamo attaccato per proteggere i nostri figli e impedire che debbano mai affrontare un Iran nucleare”. Citando i colloqui con le famiglie dei caduti a Dover, ha assicurato che il lavoro sarà portato a termine “molto velocemente”.
LO STRAPPO CON LA NATO E IL NODO HORMUZ Parallelamente all’offensiva militare, Trump ha innescato un terremoto diplomatico definendo la NATO “una tigre di carta” e minacciando l’uscita degli Stati Uniti. La rabbia del Presidente è rivolta agli alleati europei, colpevoli di non supportare lo sforzo bellico nel Golfo.
Sulla crisi energetica e il blocco dello Stretto di Hormuz, Trump ha lanciato un messaggio di disimpegno che scuote i mercati: “Andate allo stretto e prendetevelo, proteggetelo da soli. Acquistate petrolio americano”. Un invito rivolto ai partner internazionali affinché gestiscano autonomamente la sicurezza delle rotte, mentre l’America si prepara a “chiudere la pratica” iraniana.
L’ITALIA AL VERTICE DI LONDRA Mentre Washington minaccia il disimpegno, Londra ha preso l’iniziativa riunendo oggi una coalizione di 35 Paesi, tra cui l’Italia, per discutere una missione multinazionale a protezione dello Stretto di Hormuz. L’obiettivo della coalizione è garantire la libertà di navigazione ed evitare il collasso delle forniture energetiche globali, in un momento in cui la strategia di Trump sembra oscillare tra l’escalation totale e l’isolazionismo radicale.