Donald Trump firma due ordini esecutivi sul commercio. Il primo avviera’ un’ampia revisione del deficit commerciale Usa, il secondo avra’ lo scopo di rafforzare le regole antidumping ‘per impedire che le aziende straniere facciano concorrenza sleale a quelle americane’. La firma arriva a pochi giorni dall’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi, che sara’ negli Usa il 6 aprile. Sui dazi interviene il leader delle imprese Usa John Hopkins: ‘Noi abbiamo tre milioni di aziende che faranno sentire la loro voce, la Casa Bianca dovra’ ascoltarle’. ‘La governance del commercio fa fatica a stare al passo con la globalizzazione ed e’ minacciata da tendenze protezioniste senza precedenti’, avvertono gli industriali dal B7 Italy, nel vertice delle ‘confindustrie’ dei Paesi G7, nella dichiarazione finale alla presidenza in previsione del vertice di Taormina.
Il G7 di Taormina dovra’ rinnovare la fiducia in una societa’ ed economia aperte, sul libero mercato non devono esserci ambiguita’. Lo sottolinea Gentiloni, che poi ribadisce che la sfida italiana riguarda accelerazione della crescita, conti a posto ed evitare effetti depressivi sull’economia. Nel mirino dei dazi del 100% Usa diversi prodotti europei, tra cui anche la Vespa.
“Senza libertà economica non c’è alcuna possibilità di crescita e sviluppo. Dobbiamo scommettere su libero mercato e libertà di commercio” ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, intervenendo al Business summit di Confindustria a Roma, con una risposta indiretta allo spettro di possibili misure protezionistiche da parte degli Stati Uniti. “Veniamo – ha aggiunto – da anni di discussioni sui trattati di libero scambio, finite un po’ in un angolo. I nostri accordi devono muovere dalla volontà di aprire sempre più le nostre economie e dall’intenzione di mettere al centro i nostri valori, i valori della società aperta, della democrazia, dei diritti umani, della cooperazione internazionale basata sul dialogo, della lotta comune al terrorismo. Gli accordi di nuova generazione come il Ceta con il Canada sono esempi parziali da cui ripartire. Il libero scambio non deve essere a somma zero ma avere un effetto win-win e avere obiettivi molto ambiziosi per i diritti sociali, le norme di tutela ambientali, la sicurezza alimentare”.
“Mi auguro che non ci sia un’escalation e che si possa arrivare ad un accordo”. Cosi’ il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sull’ipotesi che l’Europa possa rispondere con altri dazi a quelli ipotizzati dal presidente Usa Trump. Sull’importazione delle carni dagli Usa “noi abbiamo delle regole ferree per la tutela della salute dei cittadini” e quindi non si tratta di una questione commerciale ma in ogni caso “non e’ interesse di nessuno avere una guerra commerciale soprattutto con gli Usa”.
“Sono preoccupata per l’eventualita’ che Trump decida di mettere la tax border, cioe’ la tassa a tutti i beni che sono prodotti fuori dagli Stati Uniti. Sarebbe una dichiarazione di guerra commerciale e sarebbe un punto molto problematico”. Cosi Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe, a margine della conferenza stampa di chiusura del Business Summit B7, commenta i possibili dazi Usa. “Io mi auguro – aggiunge – che attraverso una negoziazione, sulla quale l’Ue aveva gia’ detto di essere disponibile, si possa risolvere questo problema”. A chi le domanda come si potrebbe rispondere aggiunge: “Bisogna rispondere denunciandolo al Wto, poi quando si innesca una guerra non si sa dove si va a finire, sarebbe molto importante non arrivare a quel punto. Sentendo i nostri amici della Us Chamber of commerce – prosegue – secondo loro c’e’ ancora un ragionamento aperto, non e’ detto che questo succeda, c’e’ tutta una parte sia dell’amministrazione americana che anche di business americano che e’ contrario: molte aziende americane hanno catene del valore in tutto il mondo e alla fine sarebbero penalizzate anche le imprese americane. E’ un tema ancora tutto in discussione”.
“Trump fa bene a difendere le imprese e gli operai americani, altrettanto dovrebbe fare l’Italia contro il falso Made in Italy che ci costa 60 miliardi l’anno perché il sistema italia e l’Europa ci impedisce di difenderlo; quindi invece di prendersela con Trump o con Putin l’Italia e l’Europa difendano i nostri prodotti dai dazi di Trump”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, interviene sul tema dazi. A chi gli chiede se la misura di Trump potrebbe generare il rischio che le aziende producano all’estero, Salvini replica: “Il rischio che le nostre aziende già corrono è di chiudere per colpa dell’idiozia delle regole di Bruxelles e della tassazione italiana. Se ci fosse una vera tutela del Made in Italy non è certo qualche Vespa in più o qualche bottiglia d’acqua che fa la differenza. Se noi difendiamo il nostro Made in Italy abbiamo 60 miliardi in più domani mattina”.