Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alza il tiro sulla crisi ucraina, lanciando un ultimatum senza precedenti a Vladimir Putin: 50 giorni per raggiungere un accordo di pace, pena l’imposizione di dazi secondari del 100% su chiunque commerci con Mosca. La minaccia, espressa durante la ricezione del segretario generale della NATO, Mark Rutte, alla Casa Bianca, segna una decisa virata nella strategia americana.
L’annuncio di Trump arriva in concomitanza con la conferma dell’invio imminente di sistemi missilistici Patriot a Kiev, finanziati interamente dalla NATO, con un pacchetto di aiuti stimato in 10 miliardi di dollari che include anche artiglieria e altri sistemi di difesa aerea venduti ai paesi membri della NATO per un successivo trasferimento all’Ucraina.
La nuova linea dura di Trump, secondo quanto riferito dal “Washington Post”, prevede un aumento progressivo della pressione militare sulla Russia per costringerla al tavolo delle trattative. Tra le opzioni considerate, e al momento accantonate ma non escluse, vi sarebbe la fornitura a Kiev di missili da crociera Tomahawk, capaci di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo, incluse Mosca e San Pietroburgo.
Il quotidiano americano rivela anche un retroscena del recente colloquio tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante il quale il leader statunitense avrebbe chiesto a Kiev perché non colpisse Mosca. La risposta di Zelensky, “Possiamo farlo, se ci date le armi”, avrebbe spinto Trump a suggerire l’inclusione di San Pietroburgo nella lista degli obiettivi. Il pacchetto di aiuti prevede inoltre l’autorizzazione all’uso a piena gittata (300 km) dei missili balistici Atacms già in dotazione all’Ucraina.
Fonti vicine a Trump indicano che il cambio di rotta sarebbe motivato dalla percezione che Putin stia ignorando gli appelli al cessate il fuoco, dalla presunta efficacia degli attacchi americani contro obiettivi iraniani e dalla convinzione che solo una minaccia concreta possa spingere Mosca a negoziare.
La mossa di Trump ha suscitato reazioni miste. L’alta rappresentante europea, Kaja Kallas, pur apprezzando l’atteggiamento deciso verso la Russia, ha espresso perplessità sui tempi: “Bene che mostri un atteggiamento duro con la Russia, ma 50 giorni sono un periodo molto lungo”.
Nel frattempo, la situazione sul campo resta tesa, con Mosca che ha denunciato l’intercettazione di 55 droni ucraini sul proprio territorio nella notte. Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha incontrato oggi Xi Jinping a Pechino, mentre a Bruxelles si tiene una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE.
Interrogato dalla BBC sulla fiducia riposta nel leader del Cremlino, Trump ha risposto in modo sibillino: “Non mi fido quasi di nessuno”. Il presidente statunitense ha poi ribadito di essere “deluso, ma di non aver finito con Vladimir Putin”, sottolineando il suo impegno per “fermare lo spargimento di sangue” in Ucraina. La sua delusione nei confronti del leader russo ha dominato una parte significativa dell’intervista telefonica di venti minuti, avvenuta poche ore dopo l’annuncio delle nuove misure contro Mosca.
Questa escalation di retorica e azioni militari preannuncia un periodo di forte tensione e incertezza nel conflitto ucraino, con gli occhi del mondo puntati sulle prossime mosse di Washington e Mosca
La risposta russa all’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump non si è fatta attendere, assumendo toni beffardi e sprezzanti. L’agenzia di stampa Ria Novosti, una delle principali della Russia, ha pubblicato questa mattina una sorprendente immagine generata dall’intelligenza artificiale.
L’illustrazione mostra uno Zio Sam con i tratti di Trump, raffigurato con un’espressione malinconica, mentre impugna una pistola giocattolo e spara innocue bolle di sapone in direzione del Cremlino. Un chiaro messaggio di scherno verso le recenti minacce di Trump di imporre dazi salati alla Russia e a chiunque commerci con Mosca.
Il titolo dell’articolo di Ria Novosti rincara la dose, citando ironicamente una frase attribuita a Trump stesso, rivolta in passato al presidente ucraino Zelensky: “Washington non ha le carte per minacciare Mosca”.
Questo atteggiamento da parte del Cremlino suggerisce che le parole di Trump sui dazi, inclusi quelli secondari per Paesi come Cina e India, non sembrano preoccupare particolarmente la leadership russa. La reazione di Mosca sembra voler minimizzare l’efficacia delle minacce americane, presentandole come innocue e prive di reale impatto.