MESSICO: UNA CATENA UMANA CONTRO IL MURO DI TRUMP.
I media ”non sono nemici della Casa Bianca, sono nemici degli americani”. Il tweet di Donald Trump arriva in serata dopo una giornata segnata da una nuova polemica nell’ormai guerra permanente con i media. A causarla questa volta un documento interno pubblicato dall’Associated Press, secondo cui la Casa Bianca starebbe considerando di mobilitare in 11 Stati sino a 100 mila riservisti della Guardia nazionale per individuare i clandestini illegali. ”Falso al 100%”, ”irresponsabile dirlo”, si e’ sdegnato il portavoce del presidente, Sean Spicer, assicurando che ”non c’e’ alcuno sforzo di utilizzare la Guarda nazionale per fare retate di immigrati illegali” e precisando che ”non si tratta di un documento della Casa Bianca”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripreso i suoi attacchi contro i media su Twitter e ha descritto la stampa come “il nemico degli americani”. Poco dopo essere atterrato a Mar-a-Lago, in Florida, dove possiede una villa e dove passerà il terzo weekend consecutivo, il presidente americano ha twittato: “La stampa delle notizie false (gli scaenti @nytimes, @NBCNews, @ABC, @CBS, @CNN) non è il mio nemico, è il nemico degli americani”. Trump aveva poco prima twittato sempre contro il New York Times, la CNN e la NBC “e molti altri” concludendo i 140 caratteri con la parola “disgustatato”, ma il tweet era stato cancellato.
Una catena umana contro il muro che Donald TRUMPvuole costruire al confine con il Messico: a formarla, oltre 1.500 persone, che a Ciudad Juarez – al confine con la texana El Paso – ma anche a Tijuana – vicino a San Diego, California – hanno protestato contro le politiche migratorie della nuova amministrazione americana. “Basta con i muri, basta con i rimpatri forzati”, hanno intonato a Tijuana gli attivisti, immigrati rimandati a casa che hanno preso parte alla protesta. Tra i manifestati, c’è anche chi ha voluto irionicamente ringraziare TRUMP “per aver unito l’America Latina”: le relazioni con gli Stati Uniti, ha affermato la senatrice Rosa Maria Beristain, attraversano un momento “critico”, tale per cui il Messico deve cominciare a rafforzare le proprie relazioni con altri paesi e cessare di dipendere economicamente dal vicino settentrionale.
La protesta a Tijuana era stata preceduta da quella a Ciudad Juarez: una catena umana di un chilometro circa di lunghezza, lungo il Rio Grande, a formarla, bambini e adolescenti con in mano fiori e nastri bianchi, attivisti, autorità locali, parlamentari, con rose bianche in segno di pace, tutti in fila davanti al confine. “Tenendoci per mano daremo prova di quella unità nazionale che non distingue tra le persone”, ha affermato in un discorso il senatore Armando Ríos Piter, uno degli organizzatori della manifestazione. “Vogliamo urlare ai quattro venti che il Messico è più di un muro”. Alla protesta ha preso parte anche il sindaco di El Paso, Oscar Leeser, che ha parlato delle due città descrivendole come “una sola”. “Siamo la stessa cosa e siamo una sola cosa”, ha affermato, mentre il sindaco di Ciudad Juárez, Armando Cabada, ha rilevato come il messaggio inviato dalla catena umana sia chiaro: “la regione di frontiera è più unita che mai”, ha detto.