Oggi “sara’ una grande giornata per la sicurezza nazionale. Costruiremo il muro”: cosi’ TRUMP su Twitter. Secondo il Nyt, il presidente Usa firmera’ in giornata un decreto sulla barriera al confine col Messico. Confermata la Haley ad ambasciatrice statunitense all’Onu. Incontrando i big dell’auto, TRUMP ha criticato quello che definisce un “ambientalismo fuori controllo” e promesso un taglio a tasse e regolamentazioni.
Donald Trump ha incontrato i big dell’industria dell’auto Usa, tra cui Sergio Marchionne. ‘Siamo di fronte a un ambientalismo fuori controllo. Renderemo piu’ facile fare business’, ha detto il presidente assicurando un taglio delle tasse e della regolamentazione. L’ad di Fca: ‘ Usa gran posto per fare business. Titolo chiude a +5,9%. Non vediamo l’ora di lavorare con Trump’. Il Presidente ha poi firmato un decreto che prevede la ripresa della realizzazione dei due oleodotti della discordia: il Keystone XL e il Dakota Access, che erano stati bloccati dall’amministrazione Obama. Trump intenderebbe mantenere James Comey a capo dell’Fbi.
Donald Trump ha firmato due decreti per permettere la ripresa dei controversi progetti degli oleodotti Keystone XL e Dakota Access: una buona notizia per l’industria petrolifera, una pessima novità per gli ecologisti statunitensi. I progetti erano stati congelati da Barack Obama a causa del loro previsto impatto ambientale. Con la firma Trump ha dato luce verde alla ripresa dei progetti, ma a patto che le imprese incaricate di costruire le pipeline siano disposte a “negoziare” una serie di “termini e condizioni” con il governo. “Vedremo se riusciremo a costruire questo oleodotto (Keystone, ndr)” che creerà “molti posti di lavoro, 28mila”, ha detto Trump alla stampa dallo Studio ovale. Il presidente ha unito a queste misure un memorandum che richiede che l’acciaio necessario ai progetti venga prodotto negli Usa e un decreto per accelerare le valutazioni sull’impatto ambientale precedenti alla costruzione di infrastrutture prioritarie, come autostrade o ponti.
L’oleodotto Keystone XL, bloccato da Obama nel 2015 dopo una lunga valutazione sul suo impatto ambientale, seguita dal veto presidenziale dopo l’approvazione del Congresso, mira a trasportare 83mila barili di petrolio dai campi bituminosi dell’Alberta (Canada) a diversi luoghi degli Stati Uniti, tra cui delle raffinerie del Texas. Il governo di Obama aveva sospeso a dicembre scorso anche la costruzione del Dakota Access, progetto da 3.800 milioni di dollari che avrebbe portato mezzo milione di barili di petrolio al giorno dai giacimenti del North Dakota a un’infrastruttura già esistente in Illinois. La misura firmata da Trump“invita” l’impresa incaricata per il Keystone XL, la canadese Transcanada, a sollecitare un permesso per completare la costruzione dell’oleodotto e promette di prendere una decisione in merito entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta. Nel caso del Dakota Access, chiede invece al segretario dell’Esercito di “rivedere e approvare” le petizioni dell’azienda Energy Transfer Partners, che ha già costruito il 90% del percorso di 1.770 chilometri della pipeline e vuole completare il tratto finale, che passa sotto al lago Oahe, nel North Dakota.
I costrutturi auto Usa devono investire per nuovi stabilimenti nel Paese e creare più posti di lavoro. Questo il messaggio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha incontrato alla Casa Bianca i capi azienda delle ‘tre sorelle’ General Motors, Ford e Fiat Chrysler Automobiles. Al termine dell’incontro l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, ha lodato l’impegno del nuovo presidente a stelle e strisce per rendere gli Usa un “luogo ideale” per il business. Trumpha voluto rassicurare i costruttori americani, affermando che secondo lui l’ambientalismo negli Stati Uniti è “fuori controllo”.
La tribù Sioux di Standing Rock ha protestato per mesi contro il progetto, con l’appoggio di attivisti ambientali e politici progressisti, denunciando che il progetto contaminerà il fiume Missouri e avrà altre gravi ripercussioni. “Faremo di tutto per fermare la costruzioni di questi oleodotti”, ha promesso in una nota il Senatore Bernie Sanders, candidato alle primarie democratiche, il quale ha accusato Trump di “ignorare la voce di milioni di persone e mettere gli interessi dell’industria fossile davanti al futuro del pianeta”. La decisione diTrump è stata condannata anche da gruppi come Greenpeace e Sierra Club, i quali hanno promesso di continuare la propria opposizione ai progetti.Soddisfatti invece l’industria del petrolio e molti leader repubblicani al Congresso. I progetti, ha detto lo speaker della Camera Paul Ryan, “potenzieranno l’economia e creeranno migliaia di posti di lavoro ben pagati”. “Questi oleodotti – ha aggiunto – rafforzeranno l’approvvigionamento energetico del nostro Paese e aiuteranno a mantenere bassi i costi energetici per le famiglie americane”.
Donald Trump e’ pronto a confermare James Comey alla testa dell’Fbi. Comey e’ l’uomo che ha lasciato l’America in apnea a 11 giorni dalle elezioni presidenziali comunicando la riapertura di un’inchiesta sulla candidata democratica Hillary Clinton, sconfitta da Trump ma in quel momento favorita dai sondaggi. Lo stesso Comey adesso ha tra le mani carte relative a presunti legami tra collaboratori del presidente e il governo russo.
Il presidente Usa Donald Trump – forse per giustificare i peraltro formalmente irrilevanti 2,9 milioni di voti in piu’ ottenuti dalla rivale democratica Hillary Clinton – continua a ripetere che milioni di persone hanno votato illegalmente alle presidenziali dell’8 novembre, ma continua a rifiutarsi di fornire elementi di prova a sostegno delle sue accuse. Lo stesso ha fatto il suo portavoce, Sean Spicer che nel secondo briefing ha ripetuto che per Trump “tra 3 e 5 milioni potrebbero aver votato illegalmente” e lo afferma “basandosi sugli studi e le informazioni che lui ha visto” ma, ha aggiunto “non ci sono prove di un vasto sistema di voto illegale nelle elezioni dello scorso anno”.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha già chiesto di registrare il suo slogan per la campagna elettorale delle presidenziali delle 2020, che sarà ‘Manteniamo grandi gli Stati Uniti’, un proseguimento del motto 2016 ‘Rendiamo grandi di nuovo gli Stati Uniti’. Trump ha chiesto la registrazione dello slogan il 18 gennaio, prima dell’investitura di giorno 20, come è possibile verificare sul sito web dello United States Patent and Trademark Office.