Dopo i ricorsi respinti in Turchia dalla Commissione elettorale suprema e dal Consiglio di stato, il principale partito di opposizione a Erdogan, il kemalista Chp, ha annunciato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani per chiedere l’annullamento del referendum sul presidenzialismo. Oggi nuove retate nel Paese contro la presunta rete golpista di Fethullah Gulen: emessi 3.224 mandati di cattura, oltre mille arresti.
Il principale partito di opposizione in Turchia, il Partito repubblicano del popolo (Chp) ha annunciato che ricorrerà alla Corteeuropea dei diritti dell’uomo per contestare la vittoria del presidente Recep Tayyp Erdogan al referendum sul rafforzamento dei poteri presidenziali. “Ricorreremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo”, ha dichiarato il portavoce del partito, Selin Sayek Boke, senza fornire alcuna data. L’annuncio giunge all’indomani della decisione del Consiglio di Stato turco di respingere il ricorso depositato dal Chp, che contesta la vittoria del “Sì” al referendum a causa della modifica della legge elettorale a scrutinio in corso.
L’appello alla Corte di Strasburgo era stato annunciato dall’opposizione nei giorni scorsi, in caso di esaurimento dei ricorsi possibili in Turchia. Secondo il governo di Ankara, l’unica istituzione con l’autorita’ per decidere sulla validita’ del voto e’ la Commissione elettorale, escludendo una competenza dei tribunali, inclusa la Corte costituzionale. Il risultato del referendum, vinto di misura dal ‘si” con il 51,4%, e’ contestato soprattutto per i presunti brogli e la decisione della Commissione elettorale di considerare come valide anche le schede senza il suo timbro ufficiale.
Le autorita’ di Ankara hanno portato a segno un maxi arresto di presunti affiliati di Fethullah Gulen, il noto predicatore musulmano accusato di essere stato il promotore del tentato colpo di Stato di luglio scorso. Oltre mille persone sono finite in manette, nella mattinata di oggi, in un’operazione “lanciata in ben 81 province”, come ha spiegato il ministro degli Interni Suleyman Soylu, stando alle fonti di stampa turche. Tale azione, ha proseguito, “e’ ancora in corso. In questo momento 1.009 persone sono state arrestate in 72 province. Si tratta di una misura importante”, attuata “nell’interesse dello Stato”. Come ricordano le fonti, ad oggi il Governo di Ankara ha gia’ incarcerato 46mila persone poiche’ sospettate di aver partecipato al golpe. Altre 46mila hanno perso il posto di lavoro, o sono state sospese. Gli inquirenti sospettano che circa 8.500 agenti delle forze dell’ordine abbiano preso parte al tentativo di rovesciare il Presidente Erdogan, che da allora continua a chiedere a Washington l’estradizione del suo ex alleato, l’imam Gulen. Dal canto suo Gulen, che da anni risiede stabilmente negli Stati Uniti ha sempre respinto ogni accusa. Il primo incontro tra Erdogan e il nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, e’ previsto per la meta’ di maggio, e certamente il leader di Ankara ne approfittera’ per tornare sul tema.
Il governo tedesco ha espresso preoccupazione per la nuova ondata di arresti in Turchia contro la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. “Abbiamo preso atto con preoccupazione di questi arresti di massa, cosi’ come per altri che abbiamo osservato in passato”, ha spiegato a Berlino un portavoce del ministero degli Affari esteri. “E’ giusto che venga fatta piena chiarezza sul tentato golpe dell’anno scorso, ma bisogna rispettare lo stato di diritto e i principi della proporzionalita’”, ha aggiunto il portavoce.