Concluso il secondo round di colloqui. Zelensky parla di “passi costruttivi”, mentre il Pentagono lavora a garanzie di sicurezza per il dopoguerra.
La diplomazia del deserto sembra dare i primi frutti. Il secondo round del trilaterale Ucraina-Russia-USA si è chiuso con un cauto ottimismo. Nonostante il “nodo Donbass” (con Mosca che esige il ritiro delle truppe di Kiev), i funzionari americani hanno lasciato intendere che le basi per un incontro diretto tra Putin e Zelensky si stiano finalmente consolidando.
- Il prossimo appuntamento: È già fissato per domenica 1° febbraio, sempre ad Abu Dhabi.
- La strategia di Kiev: Zelensky ha approvato il coordinamento delle prossime fasi con i leader mondiali, pur continuando a denunciare il “cinismo” russo (Kiev è stata colpita da 375 droni e 21 missili nella sola notte dei negoziati).
- Garanzie USA: Washington avrebbe offerto “forti garanzie di sicurezza” per il dopoguerra, un punto fondamentale per convincere l’Ucraina a una tregua duratura.
Gaza, la chiamata degli USA: «L’Italia sia membro fondatore della Forza di Sicurezza». Proposta di Bloomberg: Roma protagonista nella stabilizzazione della Striscia. Tajani conferma: «Pronti a inviare i Carabinieri per formare la polizia locale».
In un momento di forte tensione tra Meloni e Trump (dopo lo scontro sui soldati in Afghanistan), arriva da Washington una proposta di altissimo profilo: l’Italia è stata invitata a diventare membro fondatore dell’International Stabilization Force (ISF) per Gaza.
Cosa prevede la proposta: niente truppe da combattimento: L’Italia non è chiamata a inviare soldati al fronte. Il ruolo principale riguarderebbe l’invio dei Carabinieri per formare la futura forza di polizia di Gaza. Diplomazia: sfruttare l’influenza politica italiana sui Paesi arabi, Israele e l’Autorità Palestinese.
Il commento di Tajani: «Abbiamo sempre dato la nostra disponibilità. I Carabinieri sono un’eccellenza mondiale nell’addestramento in contesti post-conflitto. Se ci sarà un accordo generale, noi siamo pronti.»
La Premier Meloni ora si trova a gestire una situazione complessa: da un lato deve difendere l’onore dei caduti in Afghanistan dalle offese di Trump, dall’altro non può rifiutare ruoli di prestigio come quello proposto per Gaza. L’invito degli USA all’Italia come “membro fondatore” della forza di sicurezza a Gaza appare come un tentativo di Washington di ricucire lo strappo di questi giorni, offrendo a Roma un posto d’onore nel nuovo ordine mediorientale.