IL REGISTA: ‘CHIAMERÒ QUESTO PREMIO SERGIO LEONE’
La giuria della 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, presieduta da Annette Bening, ha assegnato il LEONE D’OROper il miglior film al regista Guillermo del Toro per “The shape of water”. Il LEONEd’argento e’ andato a Xavier Legrand per il fim “Jusq’a’ la garde”. Il Gran Premio della Giuria va a “Foxtrot” di Samuel Maoz. La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile e’ andata a Kamel El Basha per “The Insult”, mentre per la migliore interpretazione femminile a Charlotte Rampling per “Hannah”. Il premio per la miglior sceneggiatura e’ andato a Martin McDonagh per il film “Three billboards outside Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh.
“Ho 52 anni, peso 300 chili e ho fatto 10 film. C’è un momento nella vita di un narratore, un raccontatore di storie, dove si rischia di tutto per fare qualcosa di diverso”. Così il regista messicano Guillermo del Toro dopo aver ritirato il Leone d’oro alla 74/a edizione della Mostra del cinema di Venezia. Con voce tremante e visibilmente commosso, del Toro ha dedicato il premio a “ogni giovane regista latinoamericano che sogna di fare qualcosa nel genere fantasy, come una fiaba”, perché “è possibile”. “Chiamerò questo premio Sergio Leone“, ha aggiunto con il sorriso sulle labbra prima di annunciare: “Credo nella vita, nell’amore e nel cinema e lascio questo palco piena di vita, amore e cinema”.
E’ un LEONE D’ORO nel segno del cinema fantastico quello che chiude la 74 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: “The Shape of Water” del messicano d’Hollywood Guillermo Del Toro conquista il massimo riconoscimento della kermesse del Lido e conferma le attese della vigilia, che lo vedevano tra i favoriti del pubblico e anche della critica. La Giuria presieduta da Annette Bening ha dunque scelto la strada del cinema di genere d’autore, premiando la storia delicata e avvincente dell’amore tra una semplice ragazza delle pulizie muta e una magica creatura della laguna prigioniera in una base governativa nell’America degli anni ’50. Fantasia, sentimenti e una altissima dose di amore per il cinema e per il suo immaginario rappresentano la forza di questo autore che finalmente trova a Venezia la consacrazione internazionale che meritava. Per il resto la Giuria del Concorso Venezia 74 ha lavorato di cesello, e quasi sempre bene, scegliendo tra i film di una competizione di alto livello. Il LEONE d’Argento – Gran Premio della Giuria assegnato all’israeliano Samuel Maoz per “Foxtrot”, dramma familiare sospeso tra fronte e scena domestica, conferma un autore dalla forte caratura, che proprio qui al Lido aveva visto premiare con il LEONE D’ORO il suo film d’esordio, “Lebanon”. Il Premio per la Regia andato al francese Xavier Legrand per “Jusqu’a’ la garde” segnala invece un esordio che ha lasciato il segno, ma sembra eccessivo se si considera che al film e’ stato assegnato anche il Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”.
Il film registra con precisione le dinamiche psicologiche che si scatenano in una famiglia al momento della separazione tra moglie e marito, scandagliando le reazioni che ricadono soprattutto sulla pelle del piccolo figlio della coppia. Per quanto riguarda gli attori, la giuria della Benning non ha mancato di segnalare la straordinaria interpretazione di Charlotte Rampling in “Hannah” dell’italiano Andrea Pallaoro, ritratto di una donna segnata dalla solitudine e dal trauma dell’incarcerazione dell’anziano marito accusato di pedofilia. Mentre completamente fuori registro risulta la Coppa Volpi per l’interpretazione maschile andata al pur dignitoso attore palestinese Kamel El Basha per “The Insult” di Ziad Doueiri, faccia a faccia tra un libanese e un palestinese nel Libano segnato dalla difficile convivenza. Il Premio Marcello Mastroianni per un giovane interprete e’ stato poi assegnato al diciottenne americano Charlie Plummer, ottimo interprete del film di Andrew Haigh “Lean on Pete”, storia di un adolescente e della sua fuga assieme a un cavallo da corsa destinato ad essere abbattuto. Il Premio Speciale della Giuria assegnato all’australiano “Sweet Country” di Warwick Thornton segnala invece un western dedicato al rapporto tra bianchi e aborigeni nell’outback australiano d’inizio secolo, mentre il Premio per la Sceneggiatura a “Three Billboards Outside Ebbing, Missouri” infine da’ il giusto riconoscimento al film di Martin McDonagh, tra i piu’ amati da pubblico e critica della Mostra.
Questo noir spinto nell’estremo desiderio di verita’ di una madre che ha visto morire la figlia per uno stupro rimasto impunito, ha in effetti il suo punto di forza nella sceneggiatura e nei dialoghi firmati dal regista e drammaturgo inglese, oltreche’ nella straordinaria interpretazione dell’intero cast. Per quanto riguarda il cinema italiano, che nella competizione ufficiale s’e’ dovuto accontentare del premio per l’interpretazione a “Hannah” di Pallaoro, puo’ vantare per il secondo anno consecutivo il Premio per il Miglior Film della Sezione Orizzonti, attribuito dalla Giuria presieduta da Gianni Amelio, all’ottimo “Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli, ritratto degli anni del tramonto della celebre modella e cantante francese.