OPPOSIZIONE: ASTENSIONE A 87%. PAESI SUDAMERICA CONTRO MADURO
E’ di almeno 13 morti il bilancio della repressione in Venezuela nel giorno del voto per la contestata Assemblea costituente voluta da Maduro, portando a oltre 120 le vittime da aprile. L’opposizione parla intanto di una astensione dell’87%, mentre aumentano i paesi americani che non riconosceranno l’esito dello scrutinio: Messico, Colombia, Peru’ e Argentina; il Cile parla di voto “illegittimo”; gli Usa condannano le violenze.
“Le fasulle elezioni di Maduro sono un altro passo verso la dittatura. Non accetteremo un governo illegale. Il popolo venezuelano e la democrazia prevarranno”. Lo afferma l’ambasciatore americano all’Onu, Nikki Haley.
Henry Ramos Allup, dirigente dell’opposizione venezuelana ed ex presidente del Parlamento di Caracas, ha detto che secondo le proiezioni disponibili alle 20 (le 2 in Italia) il tasso di astensione nelle elezioni per l’Assemblea costituente e’ stato dell’87%. In una conferenza stampa a Caracas, Ramos Allup ha detto che – secondo cifre attribuite a fonti del Consiglio nazionale elettorale (Cne) – circa 2,83 milioni di elettori hanno partecipato nelle elezioni, il che rappresenta poco piu’ del 12% degli aventi diritto. Finora il Cne non ha offerto nessuna cifra ufficiale, nemmeno parziale, sul tasso di affluenza alle urne, 15 ore dopo l’apertura dei seggi elettorali in tutto il paese.
Un manifestante oppositore e’ morto durante una protesta di piazza a Maracaibo, seconda citta’ piu’ importante delVenezuela e capitale dello stato di Zulia, all’estremo nordovest del paese. La notizia e’ stata data su Twitter dal giornalista Lenin Danieri e confermata dal Foro penale venezuelano, una ong locale, che hanno identificato la nuova vittima come Miguel Urdaneta, di 25 anni, raggiunto da uno sparo di arma da fuoco. Nella zona di San Isidro, dove e’ stato ucciso Urdaneta, era stata segnalata la presenza di ‘colectivos’, i gruppi armati irregolari del chavismo.
Domani l’amministrazione Trump potrebbe annunciare una nuova tornata di sanzioni contro il governo venezuelano, all’indomani della sanguinosa elezione dell’Assemblea Costituente, voluta dal controverso presidente Nicolas Maduro, dopo aver esautorate, grazie al ‘suo’ Tribunale Supremo, il Parlamento, dove era finito in minoranza. E’ quanto scrive il Wall Street Journal ricordando che gia’ mercoledi’ scorso il Tesoro aveva imposto misure punitive su 13 membri dell’entourage di Maduro. Le strade possibili sono piu’ di una. La piu’ dura – ma difficile da realizzare per gli interessi delle raffinerie Usa del Golfo del Messico – e’ il blocco dell’import dei 750.000 barili di greggio venezuelano di qualita’ estremamente pesante. Misura che colpirebbe duramente Caracas e che secondo un’analisi del colosso bancario britannico Barcleys spingerebbe ilVenezuela “verso il default”. Il Venezuela ha le maggiori riserve accertate di greggio del mondo e dalla vendita di petrolio ottiene il 95% della valuta pregiata, le cui riserve sono crollate a meno di 10 miliardi di dollari, con inevitabili difficolta’ di pagamento di Caracas. La seconda opzione e’ il contrario. Impedire le esportazioni di prodotti raffinati Usa o di greggi piu’ leggeri usati dall’azienda di Stato Pdvsa, per tagliare e ‘diluire’ il suo petrolio pesante per venderlo piu’ facilmente al resto del mondo. Questa misura costringerebbe il Venezuela ad importare questi prodotti da posti molto piu’ lontani come Algeria e Nigeria, facendo crollare le estrazioni. Altra alternativa e’ impedire al colosso petrolifero Pdvsa di usare il sistema bancario statunitense e i dollari. Questa misura da sola automaticamente impedirebbe alle societa’ Usa di acquistare greggio da Caracas e renderebbe piu’ complicato per qualsiasi altra compagnia non americana di commerciare con il Venezuela. Oppure si potrebbe impedire alle societa’ Usa di investire in Venezuela bloccando colossi del settore dei servizi petroliferi come la Halliburton e Schlunberger che forniscono alla Pdvsa la tecnologia e il konw-how indispensabili per le trivellazioni.