‘INCORAGGIATO’ DOPO TELEFONATA CON IL PREMIER IRLANDESE
Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si dice su Twitter “incoraggiato dopo la mia telefonata con il premier irlandese Leo Varadkar sull’avanzamento della questione Brexit in Irlanda. Ci avviciniamo a raggiungere un progresso sufficiente al Summit di dicembre”. Oltre che con Tusk, Varadkar ha parlato al telefono oggi con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.
“Sono incoraggiato dai progressi fatti nel negoziato; un accordo su questione finanziaria, diritti dei cittadini e confine irlandese sta diventando vicino”: cosi’ oggi il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, sui negoziati con Londra per la Brexit. Nel corso della giornata il dirigente dell’Ue incontrera’ a Bruxelles la premier britannica Theresa May. Via Twitter, Tusk ha sottolineato come i progressi riguardino anche la questione dell’Irlanda e dei suoi confini con il Regno Unito, che a seguito della Brexit acquisirebbero una rilevanza nuova. I nodi dell’uscita di Londra dall’Ue dovrebbero essere discussi a Bruxelles il 14 e 15 dicembre, in occasione del prossimo Consiglio europeo.
Non è stato possibile raggiungere un accordo oggi sulla Brexit tra Ue e Regno Unito, ha dichiarato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. “Nonostante i nostri migliori sforzi e progressi significativi fatti, non è stato possibile raggiungere un accordo oggi”, ha detto il capo della Commissione a Bruxelles, che ha aggiunto: “restiamo pronti a riprendere i negoziati più avanti nella settimana”. “Siamo ancora fiduciosi di poter raggiungere progressi ‘significativi’ entro il consiglio europeo del 14-15 dicembre, che dovrebbe dare il via libera alla seconda fase dei negoziati tra Ue e Londra.
Doveva essere il giorno della svolta sulla Brexit e invece il tentativo di Theresa May e di Jean-Claude Juncker di sbloccare i negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e’ fallito, dopo che il premier britannico e’ stata costretta a fare marcia indietro su un testo concordato con l’Unione Europea a causa di una rivolta interna che mette a rischio la sopravvivenza del suo governo. “Nonostante i nostri migliori sforzi e i progressi significativi fatti negli ultimi giorni non e’ stato possibile raggiungere un accordo completo oggi”, ha detto il presidente della Commissione al termine di un lungo pranzo con May. Juncker ha parlato di “due o tre” questioni ancora aperte che richiedono “ulteriori consultazioni, ulteriore negoziato e ulteriore discussione”. Le trattative continueranno e un compromesso potrebbe essere ancora raggiunto nel fine settimana. Ma la delusione e’ enorme, visto che tutti si aspettavano un accordo. “Sono sorpreso e deluso che il governo britannico ora non sembri piu’ nella posizione di concludere cio’ che era stato concordato”, ha detto il premier irlandese, Leo Varadkar, accusando May di aver cambiato idea all’ultimo momento. Questa mattina “avevo ricevuto conferma dal governo britannico e dalla Task Force guidata da (Michel) Barnier che il Regno Unito aveva concordato un testo sulla frontiera che andava incontro alle nostre preoccupazioni”, ha spiegato Varadkar. A obbligare May a fare marcia indietro e’ stato il Partito Democratico Unionista nord-irlandese (Dup), che si e’ opposto a una bozza di compromesso gia’ negoziata da May e Juncker che avrebbe dovuto evitare il ritorno di una frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord. La soluzione prevede un “allineamento normativo” dell’Irlanda del Nord sulle regole del mercato interno e dell’unione doganale, che avrebbe di fatto privato il Regno Unito di una parte della sua sovranita’. “Non accetteremo alcuna forma di divergenza normativa che separi economicamente o politicamente l’Irlanda del Nord dal Regno Unito”, ha risposto la leader del Dup, Arlene Foster, da cui dipende la maggioranza del governo May alla Camera dei Comuni.
May e i leader dell’Ue vogliono comunque credere che sia possibile raggiungere un accordo prima del Consiglio europeo del 15 dicembre, quando i capi di Stato e di governo dovranno decidere se sono stati fatti progressi sufficienti per passare alla seconda fase dei negoziati su periodo transitorio e relazioni future. “Ci ritroveremo prima della fine settimana” e “sono fiduciosa che concluderemo positivamente”, ha spiegato May. I tempi sono “molto stretti”, ma un accordo nei negoziati Brexit “e’ ancora possibile”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Theresa May ha gia’ ceduto alle principali richieste dell’Ue sui diritti dei cittadini e gli impegni finanziari che il Regno Unito deve onorare per la Brexit. Ma sulla frontiera irlandese continua a pesare il veto del governo di Dublino. L’Irlanda “vuole passare alla fase due”, ma non puo’ “garantire” il via libera per un accordo, ha avvertito Varadkar. May e’ di fronte a un dilemma. La premier britannica non solo e’ condizionata dalla possibilita’ che gli unionisti del Dup facciano saltare il suo governo; le concessioni fatte sull’Irlanda del Nord hanno aperto un vaso di pandora che potrebbe portare alla disintegrazione del Regno Unito, con la Scozia, il Galles e Londra che chiedono di restare nel mercato unico e nell’unione doganale. “Se una parte del Regno Unito puo’ mantenere un allineamento in termini di regolamentazione con l’Ue e di fatto restare nel mercato unico (cosa che e’ la giusta soluzione per l’Irlanda del Nord) sicuramente non vi sono ragioni pratiche perche’ altri non possano” fare altrettanto, ha detto il premier scozzese, Nicola Sturgeon. Lo stesso messaggio e’ arrivato dal premier del Galles Carwyn Jones: “Non possiamo permettere a parti diverse del Regno Unito di essere trattate in modo piu’ favorevole di altri. Se a una parte del Regno Unito viene concessa la partecipazione continua al Mercato unico e all’unione doganale, allora ci aspettiamo che venga fatta la stessa offerta”. In un tweet, anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha chiesto di restare con un piede nell’Ue: “i londinesi hanno votato a larga maggioranza per rimanere nell’Ue e un accordo simile (a quello per l’Irlanda del Nord) qui potrebbe proteggere decine di migliaia di posti di lavoro”.