Sono arrivati a decine da tutta Italia per protestare contro un governo che “si ricorda di noi solo per le medaglie, ma con le medaglie non si mangia”. Centinaia di vigili del Fuoco sono scesi in piazza questa mattina davanti a Montecitorio chiamati a raccolta dal Sindacato Autonomo Conapo, capofila della protesta per chiedere, ancora una volta, che i Pompieri vengano “equiparati ai corpi della Difesa per avere pari dignità di trattamento”. Una richiesta chiara che, però, nasconde altre problematiche: “Mancano 3500 operativi su 30 mila. L’età media è pericolosamente alta, 47 anni, ed i corsi di formazione spesso neanche ci sono”. Per questo la protesta andrà avanti, come assicura il segretario di Conapo Andrea Brizzi: “I nostri stipendi sono inferiori a quelli delle già sotto pagate forze di polizia. Chiediamo dignità” ha spiegato ricordando anche il senso del dovere “dei 3000 vigili del Fuoco che oggi non sono qui perché in servizio”.
Sono arrivati in centinaia davanti a Montecitorio per la manifestazione del sindacato Conapo. I vigili del fuoco chiedono l’equiparazione stipendiale e retributiva agli altri corpi dello Stato, dopo anni di penalizzazione, sacrifici, e innumerevoli casi di impegno a rischio della vita. Moltissimi magari rimasti sconosciuti all’opinione pubblica. Ma oggi c’è anche qualcuno degli eroi dell’Hotel Rigopiano.
Sotto l’obelisco della grande piazza il funzionario dei vigili del fuoco della provincia di Torino, Franco Negroni, che coordinò i primi soccorsi dopo la slavina del 18 gennaio scorso: “Siamo qui perché, malgrado tutti i rischi e responsabilità, anche giuridiche, del nostro lavoro -afferma- percepiamo dai 300 agli 800 euro in meno rispetto agli altri corpi dello Stato”. A 56 anni, Negroni rievoca i momenti salienti dell’operazione. La frenetica ricerca di sopravvissuti, i calcoli per capire come fosse la struttura prima che la valanga la spostasse, e dove potessero trovarsi eventuali sopravvissuti, l’emozione nell’estrarre vivi un bambino bambino e la madre: “Gianfilippo e Adriana -dice ora- e l’aiuto del manutentore dell’albergo fu essenziale”, ricorda. “Il problema -dice un collega- è che la politica si ricorda di noi nei momenti di emergenza, ma poi cala un cono d’ombra sulle nostre condizioni di lavoro. Siamo qui, fuori dall’orario di servizio, per rivendicare ciò che riteniamo giusto”. E un altro lamenta: “Di fatto ci trattano come un corpo di serie B…”.