Il 2025 si chiude con una svolta decisiva per il destino dell’ex Ilva. Dopo mesi di incertezza, i commissari straordinari hanno concesso l’esclusiva al fondo americano Flacks Group, preferendo la sua proposta a quella del fondo Bedrock. L’obiettivo è chiudere l’intera operazione entro il primo quadrimestre del 2026.
Michael Flacks, fondatore del gruppo con sede a Miami, ha annunciato un investimento massiccio volto a trasformare lo stabilimento di Taranto nel polo della siderurgia sostenibile europea.
- Investimenti: Fino a 5 miliardi di euro destinati alla modernizzazione degli impianti.
- Transizione ecologica: Il piano punta sulla decarbonizzazione tramite l’elettrificazione e l’ammodernamento dei forni, per superare le criticità ambientali storiche del sito.
- Assetto societario: L’offerta prevede l’acquisto per la cifra simbolica di 1 euro, con lo Stato italiano che manterrebbe una quota del 40% (tramite Invitalia). Flacks detiene un’opzione per acquisire un ulteriore 40% in futuro per una cifra stimata tra 500 milioni e 1 miliardo di euro.
Nonostante l’entusiasmo del fondo, restano aperte questioni spinose che preoccupano i sindacati:
- Forza lavoro: Il piano prevede il mantenimento di 8.500 lavoratori (su un totale di circa 9.700). Questo scenario lascerebbe fuori circa 1.200 esuberi, oltre alle incertezze che gravano sui lavoratori dell’indotto.
- Solidità industriale: Fiom, Fim e Uilm hanno espresso forti perplessità, definendo Flacks un “fondo speculativo” privo di una vera storia nella produzione siderurgica primaria. Chiedono un incontro urgente a Palazzo Chigi per evitare un “Mittal bis”.
Tabella: Il cronoprogramma della cessione
| Fase | Tempistica Prevista |
| Trattativa in esclusiva | Gennaio 2026 |
| Confronto con i sindacati | Febbraio 2026 |
| Golden Power & Antitrust UE | Marzo 2026 |
| Consegna definitiva impianti | Aprile 2026 |
Lo scontro con la magistratura
L’accordo arriva in un momento di tensione tra politica e giustizia: la Procura di Taranto ha recentemente negato il dissequestro dell’Altoforno 1, danneggiato da un incendio a maggio. Esponenti della maggioranza (FdI) hanno attaccato la decisione, definendola un ostacolo al rilancio produttivo, mentre per i periti resta prioritario il rispetto dei parametri di sicurezza e ambientali.