Il presidente americano Donald Trump ha lanciato un nuovo ultimatum a Vladimir Putin: la Russia avrà dieci giorni per porre fine al conflitto in Ucraina, altrimenti affronterà nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti. L’annuncio è stato fatto da Trump questa sera, di ritorno dalla Scozia, a bordo dell’Air Force One.
“Non c’è motivo di aspettare. Non stiamo vedendo alcun progresso”, ha dichiarato Trump, esprimendo delusione per la mancanza di risposta da parte di Putin. “Imporremo tariffe e altre cose. Non so se questo avrà ripercussioni sulla Russia, perché ovviamente vuole che la guerra continui”, ha aggiunto il presidente americano. Questo segna una drastica riduzione rispetto all’ultimatum iniziale di cinquanta giorni concesso il 14 luglio.
L’iniziativa di Trump è accolta con scetticismo da parte degli esperti. Il professor Michael Clarke, uno dei massimi analisti britannici e fondatore del Centre for Defence Studies, ha dichiarato a Sky News Uk che l’ultimatum di Trump è destinato a non avere effetto sul leader del Cremlino. Secondo Clarke, la Russia è ormai abituata a fare i conti con le sanzioni “da anni”.
L’analista britannico ha sottolineato che l’unico leader mondiale in grado di frenare Putin sarebbe l’alleato cinese Xi Jinping. Tuttavia, a giudizio di Clarke, attuale direttore del Royal United Services Institute (Rusi), Xi Jinping “non sembra avere alcun interesse di farlo” in questo momento, né a scuotere l’asse Mosca-Pechino.
Parallelamente all’escalation retorica, emerge una notizia di significativa importanza strategica. Due settimane fa, un aereo cargo militare degli Stati Uniti ha trasportato un carico di bombe nucleari tattiche in una base del Regno Unito. Si tratta della prima volta dal 2008 che armi nucleari americane vengono dispiegate in Europa, secondo quanto rivelato dall’agenzia Bloomberg.
Questo dispiegamento, avvenuto con un transponder attivato per rendere visibile la rotta del volo, è interpretato come un chiaro segnale rivolto a Mosca, smentendo le voci di un disimpegno di Washington nel continente. Le nuove testate, probabilmente bombe tattiche B61-12, sono state portate nella base aerea inglese di Lakenheath, nel Suffolk, dove si trovano gli F-35A, jet di quinta generazione certificati per trasportare tali ordigni.
Secondo Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project della Federation of American Scientists, questo porterà a un aumento dell’arsenale nucleare in Europa da circa 100 a “probabilmente 125-130” bombe, per la prima volta dalla Guerra Fredda. Simili voli sarebbero stati effettuati anche verso basi in Belgio e nei Paesi Bassi, parte della cosiddetta “condivisione nucleare” della NATO.
Il Regno Unito gioca un ruolo cruciale in questo scenario. Oltre a mettere a disposizione le basi, il governo laburista del premier Keir Starmer ha annunciato l’acquisto di almeno una dozzina di F-35A per allargare il potenziale non convenzionale dalla sola Royal Navy alla RAF. Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno inoltre concordato un patto di coordinamento sull’uso congiunto dei deterrenti indipendenti di Londra e Parigi.
Questi sviluppi hanno sollevato preoccupazioni tra gli attivisti anti-nucleari. I rappresentanti di Campaign for Nuclear Disarmament hanno chiesto al premier Starmer di riferire in Parlamento sull’arrivo delle testate USA. Tuttavia, il Ministero della Difesa ha risposto sottolineando che è una politica consolidata della NATO non rivelare la dislocazione delle proprie armi nucleari.