Un vero e proprio “giallo” avvolge l’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea siglato domenica in Scozia. Le versioni dei testi pubblicate da Washington e Bruxelles presentano significative divergenze su punti cruciali, dai farmaci alla web tax, fino ai chip. L’Europa mette le mani avanti, avvertendo che l’intesa “non è giuridicamente vincolante”, mentre emergono i dubbi tra le cancellerie europee.
Le discordanze tra i due testi sono evidenti. Secondo la nota informativa dell’UE, i dazi su chip e farmaci non sono attualmente tassati, un punto che non trova riscontro nella scheda diffusa dalla Casa Bianca. Inoltre, il testo comunitario non menziona alcun impegno di Bruxelles in merito alla digital tax, un tema su cui la Commissione ha fornito ampie rassicurazioni al presidente Trump, ma ribadendo che l’accordo sui dazi non può interferire con lo spazio normativo comunitario, in particolare con il Digital Service Act e il Digital Market Act.
L’UE ha chiarito che il patto di Turnberry “non è giuridicamente vincolante” e che ulteriori negoziati sono necessari per l’implementazione completa. La prudenza europea è dettata dal timore di “trappole” nei paragrafi ancora aperti e dalla volontà di evitare ulteriori concessioni a un’amministrazione Trump che mantiene un atteggiamento “muscolare”. L’obiettivo prioritario di Bruxelles è definire in maniera definitiva i beni esentati dalla tariffa del 15% e salvaguardare la sovranità normativa dell’UE.
All’interno dell’UE, una consistente parte delle cancellerie ritiene di aver raggiunto il limite sugli impegni presi con gli USA. Undici Paesi membri hanno già inviato una lettera congiunta, a cui ha aderito anche l’Italia, chiedendo di tornare alle quote di importazione di acciaio e alluminio del 2012-13 per tutelare un settore già in crisi. La Commissione sta lavorando al quadro attuativo dell’accordo, ma dovrà ottenere il via libera a maggioranza qualificata dei 27 Stati membri. Le riunioni del Coreper II hanno finora mantenuto le tensioni sotto il tappeto, in attesa del testo definitivo dell’accordo.
Parallelamente al complesso negoziato transatlantico, si registrano “colloqui costruttivi” tra Stati Uniti e Cina in Svezia. Pechino ha annunciato l’estensione della tregua sui dazi, e il presidente Trump ha definito l’incontro “ottimo”, anticipando un possibile incontro con il presidente Xi Jinping entro fine anno.
In questo scenario di intense dinamiche commerciali, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo le stime di crescita globale per il 2025, portando il PIL al 3% (+0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile). Questo miglioramento è attribuibile a scambi commerciali intensificati più del previsto, finalizzati ad anticipare l’introduzione dei dazi, e a tariffe più basse rispetto agli annunci iniziali di aprile. Per l’Italia, la previsione di crescita è stata alzata allo 0,5% (+0,1 punti percentuali), mentre la Germania registra un miglioramento e Francia e Spagna rimangono invariate.
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