Il presidente promulga la legge che sblocca la paralisi di bilancio di 43 giorni, ma tuona: “Non si ripeta mai più”.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato il provvedimento approvato dal Congresso che pone fine allo shutdown più lungo della storia americana, durato ben 43 giorni e che ha paralizzato diversi settori dell’economia. “Non si dovrebbe ripetere mai più”, ha dichiarato il Presidente dopo aver promulgato la legge, cogliendo l’occasione per criticare duramente l’opposizione democratica.
Trump ha rivendicato una vittoria politica, pur attaccando gli “estremisti dell’altro partito” per aver bloccato il governo per “motivi puramente politici”. “Non cederemo mai al ricatto”, ha dichiarato, anche se il provvedimento è stato approvato dopo che una minoranza di senatori democratici ha ceduto, approvando con i repubblicani una nuova proposta di legge che proroga il bilancio precedente fino alla fine di gennaio.
Il voto alla Camera ha visto 222 favorevoli e 209 contrari, con soli sei democratici a sostegno della maggioranza e due repubblicani che hanno espresso dissenso. La legge prevede la reintegrazione dei funzionari rimasti senza stipendio per oltre un mese e fondi per il programma di aiuti alimentari Snap fino a settembre, ma lascia in sospeso l’estensione dei sussidi per l'”Obamacare”, l’assicurazione sanitaria per le famiglie a basso reddito, punto chiave della controversia che ha portato allo stallo.
La mancata proroga dei sussidi per l’Obamacare ha scatenato la rabbia della base democratica. Trump ha ribadito la sua intenzione di abolire il sistema, definendolo un “disastro” e sostenendo la necessità di ridistribuire i finanziamenti “direttamente” agli americani per la scelta individuale delle assicurazioni.
Il leader della minoranza democratica, Hakeem Jeffries, ha invitato i repubblicani a onorare la promessa di un voto sull’Obamacare. La sua proroga è cruciale: senza, il KFF (un think tank specializzato in sanità) stima che i costi dell’assicurazione sanitaria raddoppieranno nel 2026 per 24 milioni di americani. Nel frattempo, lo shutdown ha causato gravi disagi, con oltre un milione di dipendenti pubblici non pagati e decine di migliaia di voli cancellati per carenza di controllori di volo.
Il caso del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere, torna a lambire il Presidente Donald Trump con la diffusione di nuove email compromettenti. I messaggi, resi pubblici dai democratici della commissione di vigilanza della Camera, includono una comunicazione in cui Epstein sosteneva che “Trump sapeva delle ragazze” e che “Virginia Giuffre ha passato ore a casa mia con lui” — riferendosi a una delle vittime del traffico sessuale.
Le email, scambiate con la complice Ghislaine Maxwell e con lo scrittore Michael Wolff, contraddicono non solo la versione del tycoon, ma anche quella della stessa Maxwell.
L’opposizione democratica è andata subito all’attacco. Il deputato Robert Garcia ha incalzato: “Queste ultime email e corrispondenze sollevano domande inquietanti su cosa stia ancora nascondendo la Casa Bianca e sulla natura del rapporto tra Epstein e il presidente”.
La Casa Bianca ha risposto immediatamente, accusando gli oppositori di voler “creare una falsa narrazione e diffamare il presidente”. La portavoce Karoline Leavitt ha ribadito che il tycoon cacciò Epstein dal suo club a Mar-a-Lago “decenni fa per essersi comportato in modo inappropriato”, sottolineando che Virginia Giuffre non ha mai mosso accuse contro l’allora Donald Trump.
Il Presidente ha poi replicato su Truth Social, definendo il tentativo come una “bufala su Jeffrey Epstein” architettata dai Democratici per “distogliere l’attenzione da quanto male hanno gestito la chiusura del governo”.
Nel frattempo, la deputata democratica dell’Arizona, Adelita Grijalva, è diventata la 218esima firmataria della petizione per chiedere al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici i documenti sul caso Epstein. La mozione vede l’adesione di tutti i democratici e quattro repubblicani. Nonostante ciò, la proposta dovrà affrontare l’iter della Camera e poi l’ostacolo del Senato a maggioranza repubblicana, rendendo incerta la sua approvazione.