La scomparsa di Valentino Garavani il 19 gennaio 2026 non è solo il lutto di un uomo, ma il tramonto definitivo di un’epoca irripetibile. Con lui se ne va l’ultimo protagonista di quella generazione che, tra gli anni ’70 e ’80, trasformò il “fatto in Italia” in un mito globale: il Made in Italy.
Con Valentino muore l’ultimo “Imperatore”. Di quella storica foto davanti al Duomo resta solo Paola Fendi. La moda passa dai sogni dei creativi ai fogli di calcolo dei grandi fondi. C’è un’immagine che oggi, nei giorni dell’addio a Valentino, appare come un reperto di una civiltà perduta. È il 1985, Fashion Week di Milano: dieci giganti posano davanti al Duomo. C’erano Giorgio Armani (scomparso il 4 settembre 2025), Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Krizia, Franco Moschino, Laura Biagiotti, Ottavio Missoni, Mila Schön, Luciano Soprani e lui, Valentino.
Oggi, di quel gruppo che ha “inventato” l’eleganza moderna, è rimasta in vita solo Paola Fendi (classe 1931). La morte di Valentino chiude il cerchio di una generazione che non faceva solo abiti, ma costruiva immaginari. Proprio il 19 gennaio 2026, mentre Valentino spirava a Roma, a Milano andava in scena la sfilata maschile di Giorgio Armani, la prima firmata dal suo successore Leo Dell’Orco. Un segnale di continuità che però sancisce la fine dell’era dei “Fondatori”.
L’addio dei marchi indipendenti: Anche Etro, l’ultimo baluardo della gestione familiare, ha ceduto a dicembre 2025 a un pool di investitori. Quasi tutti i nomi di quella foto sono oggi satelliti di giganti come LVMH (Fendi), Kering (Gucci, Valentino al 30%) o Mayhoola (Valentino).
La differenza tra ieri e oggi non è solo anagrafica, ma filosofica. La moda era guidata da creativi che partivano dal nulla. Valentino, Armani e Missoni mettevano il business al servizio della creatività. Il loro obiettivo era rendere il mondo più bello, un abito alla volta. Oggi il sistema è dominato da fondi d’investimento. La creatività è spesso al servizio dei risultati trimestrali. I direttori creativi ruotano vorticosamente (il cosiddetto “valzer delle poltrone”), impedendo la costruzione di quel racconto profondo e duraturo che è stato il segreto di Valentino per 45 anni.
Non tutto è perduto, ma il panorama è radicalmente mutato. Marchi come Prada (che ha acquisito Versace), Dolce & Gabbana e Zegna lottano per mantenere l’indipendenza e la coerenza familiare. Lavinia Biagiotti continua il lavoro della madre Laura, e Leo Dell’Orco ha promesso di proteggere il “codice Armani”.
«Il ricordo più bello? Quando ci siamo conosciuti nel 1960», ha dichiarato un commosso Giancarlo Giammetti. Un legame che dimostra come dietro il grande impero ci fosse, prima di tutto, un’unione di visioni umane.
Ultimi saluti a Valentino Garavani
- Camera Ardente: Mercoledì 21 e Giovedì 22 gennaio presso PM23 (Piazza Mignanelli, Roma), dalle 11:00 alle 18:00.
- Funerali: Venerdì 23 gennaio, ore 11:00, alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.