L’esperta smentisce la frase su Israele “nemico dell’umanità”. Accuse a Italia, Francia e Germania: «Vogliono le mie dimissioni perché forniscono armi a Tel Aviv».
Non è solo uno scontro diplomatico, è una guerra di parole che scuote le fondamenta del Palazzo di Vetro. Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, sceglie il salotto televisivo di Piazza Pulita per rispondere all’offensiva senza precedenti scatenata da Parigi, Berlino e Roma. Al centro del contendere, una frase – «Israele è il nemico dell’umanità» – che la relatrice definisce senza mezzi termini una «fake news diffamatoria».
«Non ho mai detto che Israele è nemico dell’umanità», ha scandito Albanese con fermezza. «Ho detto che Israele commette genocidio, apartheid e crimini di guerra. Sono accuse pesanti, ma basate su 850 giorni di documentazione tecnica. Attribuirmi altre frasi è un’operazione di falsificazione».
Secondo la relatrice, l’attacco frontale del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che ne ha chiesto formalmente le dimissioni, sarebbe basato su informazioni non veritiere. Una posizione sostenuta anche dall’associazione “Giuristi per il rispetto del diritto internazionale” (Jurdi), che ha presentato una denuncia presso la Procura di Parigi per la diffusione di notizie false contro di lei.
Albanese non si limita alla difesa e passa al contrattacco politico, spiegando il perché del coordinamento tra le tre principali capitali europee nella richiesta di dimissioni. «Non mi meraviglia che Italia, Francia e Germania si siano allineate», ha dichiarato.
- Italia e Germania: «Sono i primi fornitori di armi a Israele in Europa».
- Francia: «Ospita la comunità israeliana più importante del continente».
- Germania: «È accusata di complicità in genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia».
In questo contesto, secondo la funzionaria ONU, la richiesta di rimuoverla dal suo incarico non sarebbe un atto di tutela istituzionale, ma un tentativo di mettere a tacere una voce critica scomoda per i governi coinvolti.
Mentre Albanese dichiara di sentirsi «sostenuta dall’ONU» come istituzione, da New York arrivano segnali ambivalenti. Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario Generale Antonio Guterres, ha preso le distanze dal linguaggio della relatrice: «Non condividiamo gran parte di ciò che dice e non useremmo i suoi termini».
Tuttavia, il Palazzo di Vetro scarica la patata bollente della rimozione sugli Stati membri. Poiché i relatori speciali sono nominati dal Consiglio per i diritti umani e non dal Segretario Generale, spetta ai governi nazionali – e non a Guterres – decidere se e come intervenire nei lavori del Consiglio per sfiduciare l’esperta italiana.
Durante l’intervista, Albanese ha anche espresso amarezza per il coinvolgimento della senatrice a vita Liliana Segre nelle polemiche: «Sono stanca per lei, viene sempre presa a modello per negare un genocidio. Non è giusto strumentalizzare il suo vissuto».
La partita resta aperta. Se da un lato la pressione politica europea aumenta, dall’altro Albanese rivendica l’indipendenza del suo ruolo tecnico, avvertendo: «Se cadono i relatori speciali, cade l’architettura a garanzia della pace».