Dalla cornice del Vinitaly, la premier Giorgia Meloni ha risposto con fermezza alle polemiche che hanno segnato le ultime 48 ore, rivendicando l’autonomia del governo italiano rispetto a Washington e annunciando una storica sospensione della cooperazione militare con Israele.
Rispondendo alle critiche sulla “timidezza” iniziale nel difendere il Papa dagli attacchi di Donald Trump, la premier ha ribadito la forza della sua posizione: “Il post delle 8:30 del mattino era già un segnale chiaro. Poi, visto che servivano parole più esplicite, le abbiamo dette”. Con tono sarcastico, Meloni ha sfidato le opposizioni: “Non so quanti altri leader abbiano parlato con la mia stessa chiarezza. Questo lo dico a chi parla di sudditanza”.
Nonostante il gelo col tycoon, Meloni ha confermato che l’orizzonte dell’Italia resta l’Occidente: “Le alleanze non cambiano in base a chi governa, ma quando non siamo d’accordo, lo diciamo”.
ISRAELE: SOSPESO IL MEMORANDUM SULLA DIFESA
In una mossa che segna il punto più basso nelle relazioni tra Roma e Tel Aviv, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del Memorandum d’intesa sulla Difesa con Israele. Presa di concerto con Tajani, Salvini e Crosetto (che ha già inviato la lettera al collega Katz), la sospensione blocca un accordo quadro che durava dal 2003 e riguardava scambio di materiali militari, intelligence e ricerca tecnologica.
Pesa la “situazione attuale” a Gaza e i ripetuti attacchi dell’IDF contro il contingente Unifil a guida italiana. Il ministero degli Esteri israeliano ha minimizzato, definendo il memorandum “un documento senza contenuti reali” e assicurando che la decisione italiana non danneggerà la loro sicurezza.
ALLARME ECONOMIA: “HORMUZ DEVE RIAPRIRE”
Sul fronte della crisi energetica innescata dal blocco navale statunitense nel Golfo, la premier non ha nascosto la sua forte preoccupazione: “L’andamento dell’economia mi preoccupa molto se non si riapre lo Stretto di Hormuz”. Meloni ha chiesto all’UE “coraggio” per misure d’urgenza: la sospensione generalizzata del Patto di Stabilità, la revisione della tassa ETS e del CBAM (il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). “Muoversi tardi sarebbe un errore fatale”.
Sul successo di Péter Magyar in Ungheria, Meloni ha ironizzato: “Mi fa sorridere la sinistra italiana che esulta per un voto dove la sinistra è non pervenuta. Se questo è lo scenario europeo, ci metto la firma”.
Ha confermato che vedrà presto Zelensky per ribadire il sostegno “senza se e senza ma”, rilanciando la proposta italiana di garanzie di sicurezza basate sul modello dell’Articolo 5 della NATO.