L’analisi della scatola nera, secondo una fonte bene informata citata da Interfax, rivela che ‘un errore del pilota appare come la causa piu’ probabile del disastro’. Intanto i sommozzatori hanno trovato una delle tre scatole nere dell’apparecchio. Dodici le salme recuperate.
E’ giallo sulle effettive cause della tragedia che il giorno di Natale ha visto un Tupolev Tu-154 dell’aeronautica militare russa inabissarsi nel Mar Nero due minuti dopo il decollo dall’aeroporto Adler di Sochi. Ad alimentare i dubbi e’ l’agenzia russa Interfax che ha fornito a distanza di pochi minuti l’una dall’altra due versione contrastanti sulle cause. Mentre in un primo lancio delle 17,55, citando fonti del ministero della Difesa, ha attribuito l’incidente che ha causato 92 morti, ad un problema tecnico, in un secondo pezzo delle 18,04, citando sempre fonti della Difesa, ha incolpato dell’accaduto il pilota. A fare parziale chiarezza un terzo pezzo in cui Interfax ha riportato stavolta non fonti anonime ma la dichiarazione ufficiale del ministero della Difesa di Mosca che resta sul vago: al termine dell’analisi dei dati delle scatole nere “i risultati iniziali dell’analisi hanno aiutato a restringere lo spettro delle possibili cause dello schianto dell’Aereo“, si legge nel testo. L’agenzia specifica che il centro di ricerca dell’aeronautica russa sta continuando ad analizzare i nastri magnetici del “flight data recorder” (che registra i dati di volo e non le voci in cabina).
“La commissione governativa – prosegue il ministero della Difesa – trarra’ le conclusioni finali dopo aver esaminato tutti i possibili fattori”. Dichiarazione ufficiale che – al momento – rende premature le conclusioni delle due fonti anonime e contrastanti citate da Interfax. Nella prima versione Interfax riferiva che l’Aereo e’ caduto perche’ e’ entrato in stallo, ossia la spinta dei reattori non e’ stata sufficiente a mantenere la portanza (l’elemento che mantiene in volo un Aereo) delle ali per cui il jet ha rallentato sempre piu’ fino a fermarsi e a precipitare, subito dopo essersi staccato dalla pista. “Secondo gli elementi preliminari – si legge nella prima versione dell’agenzia russa – i flap dell’Aereo (gli ipersostentatori, quelle parti mobili dell’ala che in fase di decollo e atterraggio si estendono per aumentare la superficie alare e ridurre la velocita’ necessaria per decollare o atterrare) non hanno funzionato in modo sincronizzato, per cui le ali hanno perso portanza e la velocita’ non e stata sufficiente per prendere quota facendo entrare l’areo in stallo”. (AGI) (AGI/INTERFAX) – Mosca, 27 dic. – Nel secondo lancio delle 18,04, citando “specialisti del centro ricerche dell’Aeronautica”, Interfax sostiene invece che “le analisi preliminari della verifica completa dei dati delle scatole nere forniscono elementi per concludere che un errore del pilota sia da considerare la piu’ probabile causa del disastro”. In entrambi i casi l’agenzia russa attribuisce le conclusioni a fonti anonime, apparentemente diverse, della Difesa russa. L’unico elemento che accomuna entrambe le versione e’ la dinamica – non le cause – dell’incidente confermata dalla testimonianza oculare di un ufficiale della guardia costiera delle truppe di confine dei servizi di sicurezza russi (Fsb, l’erede del Kgb) che ha raccontato di aver visto “l’Aereo partire dell’aeroporto Adler di Sochi, iniziare a perdere rapidamente quota, invece di acquistare altitudine, il tutto mentre si trovava basso vicino alla superficie dell’acqua. Procedeva ad una velocita’ bassissima con il muso dell’Aereo che puntava esageratamente verso l’alto”, come se il pilota avesse tirato verso di se al massimo la cloche tentando disperatamente di prendere quota. Cosa impossibile in assenza di una spinta sufficiente se i flap non hanno funzionato. Il testimone ha paragonato la posizione innaturale del jet a quello di un motociclista che ‘impenna’, procedendo solo sulla ruota posteriore. “Il Tu-154 – riferiscono fonti dell’Fsb – ha lasciato la pista alla velocita’ convenzionale per il decollo di 345 km/h prima di iniziare a prendere quota” ma senza i flap nella giusta posizione, di solito vengono estesi ed inclinati in fase di decollo di 20 gradi massimo, la velocita’ sarwbbe dovuta essere molto maggiore per riuscire a scongiurare lo stallo. Infatti sempre secondo l’Fsb pochi secondi dopo il decollo l’Aereo ha iniziato ha perdere velocita’ e quota.
Non e’ chiaro – al momento – quale potrebbe essere stato l’errore del pilota. L’elemento comune ad entrambe le versioni e alla testimonianza oculare dell’ufficiale e’ che l’Aereo e’ rimasto a bassissima quota subito dopo essersi staccato dalla pista, non riuscendo mai a prendere quota, per poi precipitare in mare ad appena 1,5 km dalla costa e due minuti dopo il decollo. In entrambi i casi il trireattore non aveva la spinta sufficiente per proseguire il decollo. Per cui il pilota o il copilota o non hanno azionato i flap – un errore marchiano che avrebbe innescato una serie di allarmi in cabina – o non ha dato sufficiente spinta – elemento possibile solo per un errore di calcolo del peso del jet – ai tre reattori per raggiungere la velocita’ necessaria al decollo. Una delle ipotesi inizialmente valutata ma poi scartata era stata quella di carburante alterato con cui il Tu-154, decollato da Mosca e che a Sochi aveva fatto tappa solo per rifornirsi, e poi ripartire alla volta della Siria, sarebbe partito. L’ipotesi, pero’, e’ stata eliminata dopo una verifica del carburante usato anche sugli altri aerei decollati in quelle ore da Sochi. In generale non e’ chiaro – vista le discrepanza delle due versioni fornite da Interfax – se si sia trattato di un problema della versione da fornire mal concordata dal ministero della Difesa russo – che poi ha fatto chiarezza con un comunicato ufficiale in cui pero’ non si e’ sbilanciato a favore di alcuna pista – o di fonti contrastanti dell’agenzia russa.