Europa col fiato sospeso non solo per il referendum in Italia ma anche per il replay oggi del ballottaggio delle presidenziali in Austria, dopo l’annullamento del voto di giugno. La sfida e’ di nuovo tra il verde Van der Bellen e il nazionalista Hofer, che promette di mantenere Vienna nell’Ue ma respinge ‘il governo di Bruxelles’.
Seggi aperti fino alle 17 in Austria per la ripetizione del ballottaggio delle presidenziali tra il candidato della destra ultranazionalista (e favorito) Norbert Hofer, 45 anni, e l’indipendente Alexander Van der Bellen. Quest’ultimo, 72 anni, vinse il 22 maggio scorso con uno scarto minimo (31.000 voti) ma la votazione fu annullata dalla Corte Costituzionale per irregolarita’ nel voto postale.
Oggi 6,4 milioni di citadini sono chiamati a scegliere sempre tra i due contendenti chi ricoprira’ la carica, quasi esclusivamente cerimoniale, di capo dello Stato. Previsti exit poll e proiezioni ma i risultati definitivi saranno comunicati solo lunedi’ pomeriggio perche’ lo spoglio delle schde inviate via posta – stavolta si spera ben sigillate – iniziera’ solo lunedi’ mattina. Si tratta delle elezioni piu’ importanti della storia austriaca dopo la fine della II Guerra Mondiale in cui Vienna e’ rimasta formalmente non allineata, unico Paese Ue a non far parte della Nato.
La scelta – archiviata con la storica batosta al primo turno di aprile la rilevanza dei due partiti storici, i Popolari (democristiani) e i Socialdemocratici, che tradizionalmente si sono alternati al potere – sara’ tra una nettissima svolta a destra e populista di Vienna – con il primo presidente europeo esponente di un partito di destra che gioca con le pulsioni piu’ estreme – e una sorta di continuita’ con il passato. I sondaggi danno alla vigilia del voto lo stesso risultato testa a testa dello scorso 22 maggio: un paese diviso a meta’. Ma se qualche mese fa solo una manciata di consensi divideva i due, oggi l’Europa vive un deciso rafforzamento dei fenomeni di destra. Allora limitati sostanzialmente all’Europa centrorientale, Polonia e Ungheria in testa, adesso estesi non solo alla Francia, dove Fillon ottiene la candidatura presidenziale strizzando l’occhio all’elettorato del Front National, o al Regno Unito dell’Ukip e della Brexit. Anche in Germania il comune sentire si e’ spostato talmente a destra da lasciare ad Angela Merkel il ruolo di paladina dell’Europa liberal, mentre Alternative fuer Deutschland si pone come la forza del futuro. Un futuro antieuropeista e antimmigrati. Soprattutto, tra allora ed adesso anche gli Stati Uniti hanno voltato pagina. Donald Trump e la destra austriaca usano lo stesso slogan, “America First” il primo, “Oesterreich zuerst” la seconda. L’effimera vittoria di Van der Bellen a maggio, che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a tutto il centrosinistra europeo, e’ stata impugnata da Hofer e dalla sua Fpoe, il partito liberale austriaco che di tradizionalmente liberale ha ben poco ed il cui leader ed uomo forte, Heinz Christian Strache, punta alla cancelleria al piu’ tardi nel 2018.