‘Le continue esasperanti polemiche nel centrosinistra alla fine non fanno altro che agevolare il fronte avversario. Se pensano che il problema sia soltanto dentro il Pd, e’ chiaro che poi alle elezioni rischia di vincere qualcun altro’. Lo dice Matteo Renzi. Il segretario rivendica: ‘i nostri hanno detto subito in tv che abbiamo perso. Sconfitte come Genova fanno male’. Ed ha aggiunto: “Non si rimettono in discussione battaglie come quella sullo ius soli’. E arriva una replica di Romano Prodi ad una sua battuta: ‘Leggo che il segretario del Pd mi invita a spostare un po’ piu’ lontano la tenda. Lo faro’ senza difficolta’: la mia tenda e’ molto leggera’.
“In queste ore registriamo ancora polemiche interne al PD. Non e’ una novita’, ma mi dispiace molto. Soprattutto per gli iscritti, per i militanti, per gli amministratori che non meritano le polemiche del gruppo dirigente nazionale”. Cosi’ sul suo profilo Facebook il segretario del Pd Matteo RENZI, che aggiunge: “Non intendo alimentare anche io questo dibattito autoreferenziale pieno di ‘Ci vuole la coalizione, ci vuole l’Unione Bis, ci vuole il caminetto tra correnti’. Perdonatemi, ma non e’ il mio campo di gioco. Noi abbiamo vinto le primarie con quasi due milioni di partecipanti chiedendo di discutere di lavoro, di periferie, di tasse, di casa e ambiente, di sostegno alla maternita’. Di come cambiare l’Europa ridandole anima e fiducia. Piu’ investimenti in cultura e meno fiscal compact, abbiamo detto. Su questi temi parliamo con chiunque. Vogliamo stare in mezzo alla nostra gente, a discutere, confrontarci, proporre. Ma se invece qualcuno vuole riportare le lancette al passato quando il centrosinistra era la casa delle correnti e dei leader tutti contro tutti, quelli che al mattino stavano in consiglio dei ministri e al pomeriggio in piazza a manifestare contro il Governo, noi non ci siamo. Noi staremo fuori dal recinto delle polemiche, non litigando con nessuno e discutendo solo dei problemi degli italiani. Mi sono autoimposto la moratoria sul tema della coalizione, la suggerisco a tutti: fa bene alla salute e aiuta a concentrarsi sui problemi veri. Il dibattito su cespugli e cespuglietti lo lasciamo agli addetti ai lavori. Noi parliamo dell’Italia che oggi – dopo tanti provvedimenti che abbiamo approvato insieme – vede ritornare verso i massimi il livello della fiducia di consumatori e di imprese. Non ci fermiamo e non faremo fermare l’Italia. Come ci hanno chiesto migliaia di persone: Avanti, Insieme”, conclude RENZI.
Una moratoria sulle coalizioni per rimettersi subito in sintonia con il Paese. Matteo Renzi risponde al fuoco incrociato proveniente dai big del partito e avverte che non si rimettono indietro le lancette dell’orologio, non si torna al tempo dei caminetti e del tutti contro tutti: “Noi non ci stiamo”. Quando la grana esplode a Roma, Renzi e’ a 500 chilometri, a Milano per un convegno organizzato dall’Ispi. Due dei padri nobili del Pd, Romano Prodi e Walter Veltroni, prendono nettamente posizione riguardo a quanto avvenuto domenica ai ballottaggi. Il primo, riprendendo una metafora da lui gia’ utilizzata, si dice pronto a smontare la tenda che ha piazzato vicino al Nazareno e imboccare altre strade. Una esternazione che segue al riferimento di Renzi a chi, continuando a parlare di coalizioni, non fa altro che aiutare la destra di Berlusconi. Il Professore si sente messo in stato d’accusa e contrattacca, ma dallo stato maggiore del Nazareno arrivano ampie rassicurazioni, dal portavoce della segreteria Richetti al vice segretario Martina, che nessuno intende prendersela con Prodi: “E’ e resta un punto di riferimento”, chiosa il coordinatore Guerini. Veltroni, parlando ad un quotidiano, sembra non riconoscere il partito da lui fondato e ormai lontano dalla “vocazione del Lingotto”: un partito a vocazione maggioritaria che sapesse unire il centrosinistra. L’ultima e piu’ forte stilettata arriva pero’ da Dario Franceschini. Il confronto fra il segretario e il ministro della Cultura si consuma a suon di grafici. Dopo la ‘torta’ con cui Renzi ha ribaltato le letture dei risultati che vogliono il Pd sconfitto alle urne, Franceschini, rimasto lontano dall’agone politico dal fallimento della legge elettorale, torna a farsi sentire pubblicando sui social network i grafici – tratti da un quotidiano – che descrivono l’andamento del consenso del Pd a Genova, Parma, Verona e L’Aquila dal 2012 ad oggi. Andamento dal quale si ricava un calo costante dal 2014, a pochi mesi dall’insediamento di Renzi al Nazareno, ad oggi. “Bastano questi numeri per capire che qualcosa non ha funzionato?”, chiede Franceschini.