Il blitz elettorale di Giorgia Meloni sembra ormai un ricordo. Al Nazareno si respira l’aria di una maratona: l’informativa della premier ha convinto Elly Schlein e lo stato maggiore del PD che non si tornerà alle urne prima della scadenza naturale del 2027. Una tregua forzata che sposta in avanti le lancette del “tavolo del programma” e accende il dibattito sulla futura leadership del campo largo.
La segretaria dem, parlando alla segreteria, ha tracciato una road-map chiara: nessuna accelerazione. L’obiettivo immediato è capitalizzare l’onda lunga del referendum sulla giustizia. “Quei milioni di elettori che hanno votato ‘No’ e che non avevano votato nel 2022 o 2024 sono un patrimonio a difesa della Costituzione che non va sprecato”, avrebbe ribadito Schlein. Il cantiere della coalizione, però, non aprirà prima di settembre, complice la necessità del M5S di completare il proprio percorso di ascolto interno.
Sebbene manchi ancora molto tempo, il tema della scelta del leader resta sul tavolo. Le opzioni per Schlein sono due:
- Modello Centrodestra: Il leader del primo partito della coalizione è il candidato premier.
- Primarie: Lo strumento su cui Giuseppe Conte sembra voler puntare tutto per ritagliarsi un ruolo da protagonista.
“Conte non rinuncerà mai ai gazebo”, assicurano fonti dem, convinto di potersela giocare fino in fondo. Una posizione confermata dal M5S: “I giovani ci chiedono partecipazione, le primarie sono il passaggio di unità necessario”.
IL “GIALLO” SILVIA SALIS: PRESSING DI RENZI, FRENO DELLA SINDACA
In questo scenario si inserisce la figura di Silvia Salis. La sindaca di Genova è diventata il perno della strategia di Matteo Renzi, che la spinge con forza verso la candidatura alle primarie come profilo civico e trasversale.
La giornata è stata segnata da dichiarazioni contrastanti della sindaca:
- L’apertura: Alla domanda se si candidasse contro Meloni risponde:”Di fronte a una richiesta condivisa di tutta la coalizione non posso dire che non la prenderei in considerazione, sarebbe una bugia”, ha dichiarato a Bloomberg. “È chiaro che non posso sfuggire a questa attenzione nazionale, non posso eludere le domande. È una cosa interessante, mi lusinga”. Resta fermo il no alle primarie. “Di fronte a una richiesta unificante”, però, “non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia”
- La smentita: Poco dopo, il richiamo al dovere territoriale. In serata viene diffusa una nota. “Sono la sindaca di Genova, non ho intenzione di venire meno al mio mandato verso i genovesi”.
Nonostante la precisazione, in molti nel PD sono convinti che il pressing di Renzi e di una parte della coalizione continuerà nei prossimi mesi, rendendo la figura della Salis una variabile nei futuri equilibri del fronte progressista. Per ora, la parola d’ordine resta “pazienza”: la sfida alla Meloni è rimandata a settembre.