Il governo bengalese ha fornito una nuova matrice degli autori della strage al ristorante di Dacca, dove tra gli altri sono morti nove italiani: ‘Erano giovani istruiti, benestanti senza legami con l’Isis’. Il ministro dell’Interno ha precisato: ‘essere miliziani e’ diventato una moda’. E sull’ipotizzata mancata collaborazione DEL governo bengalese con l’Italia e’ intervenuto il premier Renzi: ‘basta con ricostruzioni che poi sono false, era un commando pronto a tutto’, ha spiegato.
La polizia del Bangladesh sta indagando su estremisti locali per l’attacco di venerdì sera al ristorante ‘Holey Artisan Bakery’ di Dacca, il cui bilancio è di 28 morti, nove dei quali italiani. Lo riferisce a Efe una fonte di polizia, spiegando che l’indagine su questa pista scaturisce dal fatto che i sei assalitori morti erano bengalesi, come pure l’unico arrestato. “Di sicuro erano del Bangladesh, non stranieri. Tutti sembrano bengalesi, ma l’indagine prosegue perché mancano alcuni dettagli”, ha detto un portavoce della polizia locale, Mohammad Uddin.
Dal 2013 il Bangladesh ha sofferto un’ondata di attacchi di stampo islamista, che si sono intensificati nel 2015, il che ha portato la polizia a lanciare una vasta operazione a giugno con migliaia di arresti, fra cui 193 estremisti. Gli attacchi mirati in Bangladesh hanno provocato oltre 40 morti negli ultimi tre anni, fra cui ci sono cristiani, induisti e buddisti, seguaci di sette islamiche non legate all’ala sunnita più ortodossa, stranieri, attivisti gay, intellettuali e blogger laici critici nei confronti del fondamentalismo. Alcune delle azioni terroristiche sono state rivendicate dallo Stato islamico, mentre altre dalla branca locale di al-Qaeda, ma le autorità locali tendono ad attribuire le responsabilità a gruppi autoctoni. Il ristorante attaccato venerdì si trova nella zona diplomatica di Dacca ed era frequentato soprattutto da stranieri.
“L’Isis sta perdendo sul terreno a livello militare, in Siria, In Iraq , in Libia. Lo spazio di territorio occupato dal cosiddetto Stato islamico e’ ridotto. Ma pugno di ferro con chi pensa di portare da noi quei valori, una strategia basata su odio e terrore. Importante l’aspetto dell’educazione: dobbiamo distruggerli senza pieta’ ma anche evitare che la prossima generazione sia come questa” Lo dice il premier Matteo REnzi a ‘L’Intervista’ a Maria Latella su SkyTg 24.
“Sin dal primo minuto quell’operazione e’ apparsa difficile. Ogni polemica ora e’ inutile. Quel commando era pronto a tutto, le immagini fanno venire i brividi, tutto e’ necessario in questa fase tranne le ricostruzioni, che in molti casi sono false. Volevano entrare in quel locale per uccidere e hanno ucciso”, ha detto Renzi, a “L’intervista” di Maria Latella, in merito al blitz delle forze dell’ordine del Bangladesh a Dacca contro il commando che ha ucciso 20 persone, tra cui 9 italiani. “L’intelligence serve sempre, soprattutto nei nuovi settori dell’innovazione tecnologica – ha aggiunto -. Con l’ascolto di un file audio di whatsapp siamo riusciti a fermare in Lombardia un uomo che prendeva ordini dalla Siria di farsi saltare in aria”, ha proseguito Renzi.
La premier bangladese Sheikh Hasina ha reso omaggio questa mattina alle vittime della strage del ristorante di Dacca, fra le quali nove italiani, nello Stadio dell’esercito della capitale. Nel secondo giorno di lutto nazionale per l’attacco jihadista, nel quale hanno perso la vita 20 ostaggi, sei membri del commando e due poliziotti, la premier ha deposto una corona di fiori vicino ai feretri che erano coperti dalle bandiere dell’Italia, Giappone, India, Usa e Bangladesh. Lo stadio è poi stato aperto al pubblico, riporta il Daily Star Bangladesh.
Bandiere a mezz’asta su tutti i palazzi del potere, l’Italia è in lutto. “Oggi è il giorno del dolore” commenta il premier Matteo Renzi a ‘L’intervista’ di Maria Latella su SkyTg24. “Colpiti ma non piegati” ha ripetuto oggi il premier, e assicura “pugno di ferro con chi pensa di portare da noi quei valori, una strategia basata su odio e terrore”. E come una “famiglia colpita” l’Italia attende il rientro delle salme che dovrebbe avvenire tra mercoledì e giovedì quando l’aereo della Presidenza del Consiglio atterrerà a Ciampino. A bordo i corpi martoriati di Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti, ad attenderli nella sala d’aspetto dell’aeroporto militare i familiari e il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha deciso di interrompere la visita in America latina per essere presente. “I nostri concittadini – ha detto il presidente della Repubblica da Città del Messico – erano impegnati con la loro presenza a contribuire alla crescita del Bangladesh, hanno impersonato il contrasto tra una pacifica convivenza e l’ottusità e la violenza dell’oscurantismo e del terrorismo”. Anche Papa Bergoglio dall’Angelus in piazza san Pietro ha pregato per i defunti chiedendo “al Signore di convertire il cuore dei violenti accecati dall’odio”. Francesco ha poi confermato “la vicinanza ai familiari delle vittime e dei feriti” sia dell’attentato a Dacca che di quello di oggi a Baghdad. Di “barbaro terrorismo” parla anche il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, rinnovando la “convinta adesione all’appello per la massima unità del Paese nell’impegno di lotta contro il nemico comune”. La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, si appella invece al governo “affinchè per quell’occasione sia proclamato un giorno di lutto nazionale” e con la sensibilità di chi è quasi mamma puntualizza: “Sono dieci le vittime italiane: Adele, Marco, Claudia Maria, Nadia, Vincenzo, Maria, Cristian, Claudio, Simona e il bambino che portava in grembo”. Anche la comunità ebraica di Roma “si stringe in un abbraccio affettuoso alle famiglie delle vittime dell’atroce attentato di Dacca e incita a restare “uniti e rinnovare un sentimento di coesione e condivisione di intenti rappresentano l’unica arma come collettività per difenderci dall’odio e dalla crudeltà di chi porta avanti con determinazione la propria follia omicida”. L’Italia piange i suoi martiri del terrore e le lacrime non possono lasciare fuori le analisi anche più crude. Il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, rileva infatti: “E’ un bene che in Iraq, in Siria, e ora anche in Libia si stia riducendo l’area di influenza dell’Isis, ma il contraccolpo, da quanto ci dicono i servizi segreti, è evidente. Il Califfo non chiama più i foreign fighters a combattere da loro, ma li invita a colpire dovunque si trovino. Al limite, l’indicazione che hanno è di spostarsi in Occidente. E il primo obiettivo restano gli infedeli. Cioè noi. Stanno tornando alle origini, agli attacchi suicidi”.