Prosegue la battaglia nel Pd dopo la Leopolda. ‘Io non caccio nessuno. Il fronte del No tenta la spallata al governo’, dice Renzi. Bersani ribatte: ‘Responsabilita’ gravissima aver portato il Paese e la sinistra a questo grado di divisione’. Mentre Speranza chiude all’intesa sull’Italicum: ‘E’ un pezzo di carta fumoso che non cambia la legge, e’ uno ‘stai sereno’. Cuperlo ha commesso un errore politico’.
Dice di vedere un partito che sta camminando sulle due gambe dell’arroganza e della sudditanza il leader della minoranza dem Pierluigi Bersani all’indomani della fine della Leopolda e dei cori dalla platea: “Fuori fuori? I leopoldini possono risparmiarsi il fiato – afferma -, vanno gia’ fuori parte dei nostri. Io sto cercando di tenerli dentro, ma se il segretario dice fuori fuori bisognera’ rassegnarsi”. Bersani si dice preoccupato dall’incrocio tra referendum ed Italicum, ‘con un ‘governo del capo’ – sostiene – e parte del Parlamento nominato. Non sto parlando di noccioline’. E dunque ribadisce il suo convincimento: ‘Su quel foglietto c’e’ scritto stai sereno, ma io voto No’.
“Io dico ‘dentro, dentro’ ma se il segretario dice ‘fuori, fuori’ bisognera’ anche rassegnarsi ad un certo punto”. Lo scrive l’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sulla sua pagina Facebook, con riferimento a quanto avvenuto ieri alla Leopolda.
“Io non sto sereno e dico che quell’incrocio li’, la riforma costituzionale e l’Italicum, e’ pericoloso per il Paese sul piano democratico. La riforma e la legge elettorale tirano la volata a qualcuno che non siamo noi. Io mi aspettavo che Renzi andasse in Parlamento e spiegasse cosa e come cambiavamo. Non volevo mica la fiducia… Si e’ invece traccheggiato fino a ora, poi e’ arrivato quel foglietto. Non sto sereno affatto e in scienza e coscienza dico piuttosto che sono molto preoccupato. Ecco perche’, senza volere arruolare nessuno, vado dove mi chiedono di spiegare le mie ragioni per il No”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, stamane a Palermo, spiegando che non vuole “giudicare” la scelta di Gianni Cuperlo di siglare l’intesa sulla legge elettorale, “e’ una sua scelta, ma un partito che e’ al governo e che ha la maggioranza non puo’ cavarserla con un foglietto per consentire a Renzi di mantenere le mani libere”. Io ho notato ieri alla Leopolda qualcosa che non ho mai notato nel Pd, che è sempre stato un partito plurale, dove la gente ragiona con la propria testa, dove si cerca la sintesi, a volte anche faticosa. Invece vedo che prende la piega di un partito che cammina su due gambe: arroganza e sudditanza”.
”Abbiamo avuto un Governo che per la prima volta prende l’iniziativa di cambiare la Costituzione, che la impugna. Un Governo con precedenti imbarazzanti, che ha messo la fiducia sulla legge elettorale e che segnala al mondo che c’è un appuntamento, una specie di giudizio di Dio”. ”Il Governo dice che siamo sull’orlo del precipizio, che ci sarà un prima e un dopo – ha aggiunto Bersani -. Parliamo di cose incredibili, per dar luogo a ogni speculazione possibile. Io invece dico che il giorno dopo saremo come il giorno prima”.
Un cambio di leadership nel Partito democratico? ”Quando ci sarà il congresso porrò il problema, ma mica per Renzi”.Per BERSANI occorre ”separare il tema del Governo dal tema del partito. Quest’idea che facciamo tutto da soli, che il Pd fa tutto lui, ha ragione solo lui, questa idea di autosufficienza si sta dimostrando debolissima. Abbiamo perso tutti i ballottaggi, vuol dire che non sei neanche la seconda scelta, hai creato il deserto”.
“Noi non cacciamo nessuno”. Ad assicurarlo e’ il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando a Frosinone davanti a una platea che rumoreggia e fischia alla volta della vecchia classe dirigente del Pd. “Il nostro obiettivo non e’ andare contro qualcuno – ha aggiunto il segretario Pd – ma fare una battaglia nell’interesse dei nostri figli e pensiamo che una parte dei dirigenti del passato si sia occupata molto di se stessa e delle poltrone e meno dei nostri figli e nipoti”. Inoltre, Renzi ha ribadito: la vecchia guardia “ha fallito e ha dimostrato l’incapacita’”. Il premier ha quindi detto “no” a “un sistema in Italia in base al quale chi non ce l’ha fatta poi fa di tutto perche’ fallisca anche chi viene dopo in modo tale che si rimanga nella palude e nel pantano”. Infine, il premier ha messo in guardia dal “pasticcio che vogliono fare dopo il 4 dicembre facendo una grande cosa, una riforma, tutti insieme. Ma non si rendono conto che se li metti insieme in una stanza loro sono d’accordo solo sul No”.
“I più simpatici di tutti ci dicono che dopo arrivano loro e in sei mesi fanno una riforma… Perchè è quello che vogliono tornare loro al potere. Sembra un film, dell’orrore, ‘A volte ritornano 6′. Dicono che torneranno a fare insieme in quattro e quattro otto quello che non sono stati capaci di fare in 35 anni”. Così Matteo Renzi, in un comizio a Latina, attacca il fronte del No al referendum. “Hanno un’idea dell’Italia o O sono uniti solo dall’odio verso di noi? Stanno insieme solo per mandare a casa noi? Che è legittimo, ma all’Italia servono quelli che fanno qualcosa, che indicano una strada anche facendo qualche errore, o quelli che dicono sempre no?”, ha aggiunto Renzi.
“Sono vent’anni che questo Paese va avanti tutte le sere a minestrone e talk show in cui ci si lamenta dei privilegi dei politici. Sono d’accordo: abbiamo il parlamento piu’ numeroso e costoso del mondo. Eliminiamo i 315 senatori, mettiamone solo 100 che non fanno il voto di fiducia. Un meccanismo molto piu’ semplice”, dice il premier.
D’Alema, Bersani e la sinistra Pd vogliono che lei se ne vada o soltanto indebolirla, anche per trattare meglio sulle candidature? “Questa è la bolla mediatica più clamorosa degli ultimi anni. La stragrande maggioranza della sinistra sta con me, ma nella ricostruzione che va in giro emerge la storia che molti dirigenti starebbero nel Pd per parlare male del segretario del Pd e acquisire più spazio. Io trovo affascinante che, fuori e dentro il Pd, i Bersani, gli Schifani, i Quagliariello e gli altri che hanno votato per la riforma più volte in Parlamento, adesso tengono per il no. E’ del tutto incomprensibile, ma che posso farci?”. Così Matteo Renzi nel libro di Bruno Vespa ‘C’eravamo tanto amati. Amore e politica. Mite e riti. Una storia del costume italiano’ uscito venerdì 4 novembre da Mondadori Rai Eri.