TRIA CONTRO STIME INPS. LUI, NEGAZIONISMO ECONOMICO
Tito Boeri e l’Inps nel mirino del governo. ‘Se non e’ d’accordo con niente delle linee politiche e economiche di un governo e rappresenti politicamente, perche’ il presidente dell’Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti’, dice Matteo Salvini. Mentre i ministri Di Maio e Tria smentiscono contrasti sul lavoro e confermano l’accusa alla ‘manina’ che ha scritto la tabella sugli effetti del decreto Dignita’. Stime dell’Inps che, dice il ministro dell’Economia, ‘sono discutibili perche’ prive di basi scientifiche’. Parole che, secondo Boeri, sono ‘un attacco senza precedenti alla credibilita” di Inps e Ragioneria, ‘due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento. Siamo ai limiti del negazionismo economico. I dati non si fanno intimidire’, replica a Salvini.
Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che non e’ d’accordo su niente delle linee politiche del governo, “in un mondo normale” si dimetterebbe. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, che si trova a Mosca per assistere oggi alla finale dei mondiali di calcio. Salvini apre una nuova polemica con Boeri, in relazione alle stime dell’Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro presenti nel decreto dignita’. “Non so se qualcuno dalla sera alla mattina ha tolto dei numeri, aggiunto dei numeri”, ha detto Salvini, secondo cui il “decreto mira a creare nuovi posti di lavoro”. “So per certo che ci sono alcuni organismi, penso all’Inps, con cui non ho da fare polemiche personali perche’ non mi interessano, che pero’ hanno una visione della realta’ che e’ assolutamente lontana da quella degli italiani, da quella del mondo del lavoro, del mondo delle pensioni”, ha detto il vicepremier.
Sul Dl dignita’, “in merito alla relazione tecnica, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritiene che le stime di fonte INPS sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”. Cosi’, una nota congiunta dei ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi di Maio e dell’Economia, Giovanni Tria.
“Le dichiarazioni contenute nella nota congiunta dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilita’ di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica. Nel mirino l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione “priva di basi scientifiche” e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps”. Cosi’ in una nota, una dichiarazione del presidente dell’Inps Tito Boeri in risposta alla nota congiunta dei ministri Tria e Di Maio diffusa oggi. “Quanto al merito- aggiunge Boeri- siamo ai limiti del negazionismo economico. Il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l’evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un’economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell’occupazione. E’ difficile stabilire l’entita’ di questo impatto, ma il suo segno negativo e’ fuori discussione. La stima dell’INPS e’ relativamente ottimistica. Prevede che il 10% dei contratti a tempo determinato che arrivano a 24 mesi di durata non vengano trasformati in altri contratti, ma diano luogo a flussi verso la disoccupazione riassorbiti al termine della durata della Naspi. Non si contemplano aggravi occupazionali legati alle causali. In termini assoluti l’effetto e’ trascurabile: si tratta dello 0,05% dell’occupazione alle dipendenze in Italia. Da notare che l’effetto, contrariamente a quanto riportato da alcuni quotidiani, non e’ cumulativo. In altre parole il numero totale non eccede mai le 8.000 unita’ in ogni anno di orizzonte delle stime. Se l’obiettivo del provvedimento era quello di garantire maggiore stabilita’ al lavoro e piu’ alta produttivita’ in futuro al prezzo di un piccolo effetto iniziale di riduzione dell’occupazione, queste stime non devono certo spaventare”. Boeri conclude: “Spaventa invece questa campagna contro chi cerca di porre su basi oggettive il confronto pubblico. Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede. Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi – e a quelli ulteriori del ministro Salvini – non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire”.