Ci vogliono “9 minuti” per leggere una bolletta elettrica. Ma “6 ore” per comprenderla. Bollette troppo difficili e una certa pigrizia delle persone oltre alla lentezza dei tempi di passaggio e il poco margine di sconto, sono i principali motivi che rendono “critico il processo di liberalizzazione del mercato elettrico”. A dirlo e’ Nomisma Energia.
Bollette troppo difficili da leggere, tempi lunghi di passaggio, poco margine di sconto, e soprattutto scarsa propensione della gente al cambiamento, che tradotto – in alcuni casi – puo’ semplicemente essere anche ‘pigrizia’ a dover passare ad un nuovo gestore. Sono questi i principali motivi di “criticita’ nel processo di liberalizzazione del mercato elettrico” secondo un’anticipazione dello studio di Nomisma energia dedicato alla fine della maggior tutela, “fissata dal governo alla meta’ del 2018” (con una norma nel ddl Concorrenza), attraverso il meccanismo delle aste. In sostanza, i cittadini che al primo luglio del 2018 non abbiano ancora scelto un gestore specifico vedranno le proprie utenze messe all’asta nel mercato libero, e la reale possibilita’ di ritrovarsi con un operatore sconosciuto. Questo meccanismo – spiega l’analisi di Nomisma energia che sara’ presentata la mattina del 3 aprile a Roma – “non e’ appropriato per la fine della maggiore tutela in Italia”. Per una serie di motivi, tra cui per esempio la difficolta’ di ‘metabolizzare’ la bolletta, su cui – in base a una stima contenuta nel report – sono presenti “179 cifre”, servono “9 minuti di lettura, 6 ore per la comprensione”, per una spesa media annuale di 515 euro. La questione riguarda ad oggi 20 milioni di clienti domestici che non sono passati al mercato libero, e che dovranno farlo entro la scadenza prevista. Il mercato interessa molti operatori: 70 miliardi di kilowattora (kWh) di energia elettrica, per un valore di circa 15 miliardi di euro all’anno. Sono circa 400 invece le societa’ che vendono elettricita’ sul libero mercato.