TENSIONE TRA I MINISTRI TORIES E I FUNZIONARI DI BRUXELLES
Arriva la smentita di Theresa May sull’ipotesi di un conto del divorzio da 40 miliardi di euro che Londra sarebbe disposta a pagare all’Ue per la Brexit. Cifra che la premier britannica “non riconosce”, come ha affermato a Sky News un suo portavoce dopo che anche oggi sulla stampa torna a comparire la stima pubblicata ieri dai domenicali del Regno. Intanto il Daily Telegraph riferisce di tensione tra i ministri conservatori nei confronti dei funzionari che a Bruxelles sono impegnati nelle trattative.
“Non riconosciamo i termini di questa stima. Il primo ministro ha chiarito nella lettera di attivazione dell’articolo 50 (il processo di uscita dall’Ue ndr) che il Regno Unito e l’Unione europea devono discutere una soluzione equa tra i nostri diritti e i nostri obblighi come Stato membro dell’Ue”. Lo ha dichiarato oggi il portavoce della premier britannica Theresa May, commentando le stime della stampa inglese che ha parlato di 40 miliardi di euro come importo che il Regno Unito è disposto a pagare per uscire dall’Unione europea.
Anche fonti di Downing Street avevano smentito l’indiscrezione pubblicata dal Sunday Telegraph secondo la quale Londra ha offerto 40 miliardi per saldare il conto per l’uscita dall’Ue, in cambio di un accordo commerciale. Lo riferisce il Guardian. La prossima fase dei negoziati tra Londra e Bruxelles e’ prevista il 28 agosto e quello del conto che dovra’ pagare il Regno Unito e’ uno dei nodi da sciogliere che rischia di far naufragare il negoziato.
Continua a peggiorare il giudizio della popolazione britannica sul modo con cui il Governo di Theresa May sta gestendo il divorzio dalla Ue. La discesa nei sondaggi, iniziata a giugno dopo le elezioni anticipati che hanno sancito un inatteso indebolimento del Governo, ha segnato un’accelerazione in agosto, che registra il maggior numero di scontenti da inizio anno. In base alla survey mensile di Orb International, il 61% degli interpellati disapprova l’operato dell’esecutivo nelle trattative sulla Brexit, in aumento di 5 punti percentuali rispetto al 56% di luglio. ‘Il risultato di questo mese suggerisce che i danni subiti dai cattivi risultati elettorali continuano a gettare dubbi sullaBrexit’, commenta Johnny Heald, direttore generale di Orb, rilevando che la fiducia nei confronti di Theresa May resta fragile. In effetti il 44% degli interpellati non si aspetta che la Premier riuscira’ ad ottenere un buon accordo, contro il 35% degli ottimisti e il 21% che non lo sa. Al tempo stesso, alla domanda se la Gran Bretagna stara’ meglio una volta uscita dalla Ue, a prevalere sono ancora quanti concordano con questa affermazione con il 40% contro il 37% che invece non vede questa prospettiva. Il 65% ritiene, d’altro canto, che con la Brexit ci sara’ un maggiore controllo sull’immigrazione, dal 61% di luglio (ma a febbraio era il 70%) e il 44% degli interpellati considera che il controllo dell’immigrazione sia piu’ importante che l’accesso al libero mercato contro il 41% che non e’ d’accordo con questa affermazione.