NESSUNA DECISIONE SU STOP LIBERA CIRCOLAZIONE CITTADINI UE
La premier britannica Theresa May ha una posizione chiara: non ci dovrebbe essere nessun secondo referendum sull’indipendenza della Scozia. Lo ha detto un portavoce di Downing Street, Greg Swift, secondo quanto riporta Bloomberg. Secondo lo stesso portavoce, niente e’ stato deciso su un eventuale stop alla libera circolazione dei cittadini Ue in Gb.
TELEGRAPH, CON AVVIO ART.50 STOP A LIBERA CIRCOLAZIONE
Il quotidiano britannico riferisce che la premier di Londra vuole abolire la libera circolazione per i migranti dell’Ue a meta’ marzo, in coincidenza con l’avvio delle procedure per la Brexit. L’articolo ricorda che dopo l’addio all’Ue i cittadini comunitari potranno essere soggetti a visto e vedere limitato l’accesso al welfare mentre a quelli gia’ presenti in Gb verranno garantiti tutti i diritti fin quando l’Ue li garantira’ ai cittadini britannici. Un portavoce di Downing Street intanto esclude un nuovo referendum per la Scozia.
L’opinione della premier britannica Theresa May è che non c’è bisogno di un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia. Lo ha detto un portavoce del governo del Regno Unito a seguito delle rivelazioni del Times, che ha riferito che la Scozia potrebbe chiedere un secondo referendum sull’indipendenza dopo che May attiverà il processo per la Brexit a marzo. “La questione non è se ci possa essere un secondo referendum, ma è se debba essercene uno, e la risposta chiara è no”, ha detto il portavoce. Nel referendum del 2014 gli scozzesi respinsero con un margine di 10 punti l’opzione dell’indipendenza dal Regno Unito, ma la questione è riemersa a seguito del referendum dello scorso giugno in cui i britannici hanno votato a favore dell’uscita dall’Unione europea, dal momento che in quell’occasione gli scozzesi hanno votato per rimanere nel blocco. “La decisione di rimanere nel Regno Unito è stata presa dal popolo scozzese nel 2014 e tutte i segnali al momento indicano che le persone in Scozia non vogliono un altro referendum”, ha detto ancora il portavoce.
Acque ancora agitate attorno al progetto Brexit del premier conservatore britannico, Theresa May. A tirare il freno a mano e a mettere in forse il programma previsto dal governo – che prevede il varo della legge sulla Brexit e la notifica formale dell’uscita della Gran Bretgna dall’Union europea attivando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona entro marzo – e’ la Camera dei Lord, dove la May non ha la maggioranza, a differenze della Camera dei Comuni, che ha aprovato in prima lettura la legge con largo margine. I Pari del Regno Unito appaiono decisi a far valere le loro prerogative e a introdurre emendamenti su due questioni: il voto finale del Parlamento una volta definito l’accordo con l’Ue e la protezione dei diritti dei cittadini dell’Unione presenti in Gran Bretagna. Se il testo della legge sulla Brexit – imposta alla May dalla Corte suprema britannica contro la volonta’ del governo di procedere in modo autonomo – dovesse essere approvato senza emendamenti dalla Camera dei Lord, potrebbe essere inviato entro il 7 marzo, dopo una nuova veloce lettura dei Comuni, alla regina Elisabetta per la promulgazione definitiva. In caso contrario, inizierebbe una navetta tra i due rami del Parlamento, destinata a far deragliare il programma di Theresa May. I sostenitori del governo e della Brexit hanno apertamente avvertito i Lord di non mettere i bastoni tra le ruote, paventando il rischio che se la “Camera dei non eletti” volesse sfidare i risultati del referendum sulla fuoruscita dalla Ue potrebbe correre il rischio di essere abolita. La stessa May ha messo fretta ai Pari: “E’ naturale che ci sia l’esame e il dibattito sulla legge, ma ma non voglio vedere nessuno derubare il popolo di cio’ che vuole e cioe’ realizzare la Brexit”. Ma i Lord non si fanno intimidire. Michael Heseltine, gia’ ministro con Thatcher e Major, afferma: “I miei avversari sostengono che il popolo ha parlato, che il mandato e’ blindato e il futuro deciso, ma la mia esperienza va contro questa tesi” e la laburista Angela Smith gli fa eco: i Lord “non forniranno al governo un assegno in bianco”.