Piantedosi vede l’ambasciatore Fertitta: confermata la presenza di esperti dell’Homeland Security, ma solo con funzioni di database. Tajani: «Non arrivano le SS». L’opposizione: «Sovranità limitata»
Nessuna “squadraccia” in mimetica, nessun pattugliamento straniero tra le nevi di Cortina o le strade di Milano. Il Governo tenta di spegnere l’incendio politico divampato attorno alla presenza degli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) per le Olimpiadi del 2026. Dopo giorni di sospetti, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato oggi a Roma l’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta per definire i confini della collaborazione sulla sicurezza.
Il chiarimento tecnico fornito dal Viminale punta a distinguere tra il “braccio operativo” dell’ICE — quello finito nel mirino per la gestione dei migranti negli USA — e l’HSI (Homeland Security Investigation), la sezione investigativa che collaborerà ai Giochi.
Secondo quanto filtrato dall’incontro:
- Sede unica: Gli esperti americani opereranno esclusivamente all’interno del Consolato USA di Milano, in una sala operativa dedicata.
- Niente divisa: Non avranno alcuna attribuzione sul territorio italiano. La loro funzione sarà di supporto, consultazione delle banche dati e coordinamento con gli ufficiali di collegamento.
- Incolumità VIP: Il loro compito primario sarà garantire la sicurezza di personalità come il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, ma sempre sotto la «direzione delle autorità italiane».
Saranno seimila gli uomini del sistema di sicurezza nazionale schierati per l’evento, supportati da un’unità dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). E’ stata la stessa agenzia federale americana a chiarire i contorni della propria missione. Non si tratterà del braccio operativo impegnato nelle controverse politiche migratorie interne agli USA, ma della Homeland Security Investigations (HSI), la componente investigativa.
«Forniremo supporto al servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato e alla nazione ospitante – ha spiegato un portavoce dell’agenzia – per mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali». In sintesi: protezione per gli atleti statunitensi e consultazione delle banche dati antiterrorismo, senza poteri di pattugliamento stradale.
Il piano operativo prevede una mobilitazione massiccia delle forze dell’ordine italiane, che manterranno la direzione esclusiva di tutte le attività sul territorio. I seimila agenti saranno distribuiti tra i cluster olimpici di Milano, Cortina e le altre sedi di gara, con un coordinamento centrale che integrerà i flussi informativi provenienti dalle agenzie straniere partner, inclusa l’HSI americana.
A dare manforte alla linea di Piantedosi interviene il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che sceglie toni coloriti per smontare le accuse delle opposizioni: «L’ordine pubblico lo garantiscono solo Carabinieri, Polizia e Finanza. Non è che stiano arrivando le SS o quelli con il mitra e la faccia coperta visti a Minneapolis. Vengono dei funzionari per consultare i computer, punto».
Le rassicurazioni del Governo non bastano però a placare il centro-sinistra. Il caso è diventato un test sulla “sovranità nazionale”. Enrico Borghi (Italia Viva) accusa il Ministro di aver avallato una «sovranità limitata», sottolineando come JD Vance abbia definito questi agenti «patrioti con immunità piena». Ancora più duro Riccardo Magi (+Europa): «L’Italia non può tollerare le squadracce di Trump, neanche per un supporto tecnico».
Il braccio di ferro si sposterà ora in Parlamento: il Ministro Piantedosi ha già annunciato che riferirà alla Camera il prossimo 4 febbraio alle ore 17, per rispondere formalmente ai quesiti sulla gestione della sicurezza olimpica.