CAMERA DI CONSIGLIO DECIDERA’ SUL MANDATO D’ARRESTO UE
Si svolgera’ il 17 novembre alle 14 la prima udienza davanti alla Camera di consiglio del tribunale di primo grado belga, che deve decidere sull’esecuzione del mandato d’arresto europeo nei confronti del deposto presidente catalano Carles Puigdemont e di altri quattro suoi ministri, in liberta’ vigilata nel Paese. Lo riportano diversi media belgi. Intanto, la procura di Bruxelles fa sapere che il leader catalano potra’ continuare a fare politica ed avere contatti con i media. Madrid: ‘Rispettiamo le decisioni della giustizia belga, siamo convinti che Puigdemont ci sara’ consegnato’.
Si svolgera’ il 17 novembre alle 14 la prima udienza davanti alla Camera di consiglio del tribunale di primo grado belga, che deve decidere sull’esecuzione del mandato d’arresto europeo nei confronti del deposto presidente catalano Carles Puigdemont e di altri quattro suoi ministri in liberta’ vigilata nel Paese.
Il caso del presidente catalano destituito Carles Puigdemont, riparato in Belgio e oggetto di un mandato d’arresto europeo, alimenta le tensioni tra valloni e indipendentisti fiamminghi: è l’opinione espressa oggi dall’eurodeputato spagnolo Esteban Gonzalez Pons, che ha definito quest’ultimi “collaboratori” dei nazisti. In una serie di dichiarazioni e tweet pubbblicati da ieri, Pons, che è membro del partito conservatore al potere a Madrid, ha attaccato i politici belgi che hanno criticato il modo in cui il governo spagnolo ha gestito la crisi in Catalogna. “Non esiste conflitto tra Belgio e Spagna, ma un conflitto interno tra i belgi, tra le Fiandre e la Vallonia”, ha detto a proposito delle critiche del ministro belga dell’Interno Jan Jambon, membro della Nuova alleanza nazionalista fiamminga (NVA). “I fiamminghi sono indipendentisti e vogliono il successo del processo catalano” di secessione, ha insistito in un’intervista con la televisione pubblica spagnola. “Jambon appartiene a un partito che ha collaborato con l’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale, un partito xenofobo che non è un alleato raccomandabile per nessuno”.
L’eurodeputato spagnolo ha fatto riferimento a uno dei temi più divisivi in Belgio dalla fine della guerra. Jambon aveva fatto scandalo poco prima della formazione dell’attuale governo belga, nel 2014, dichiarando che i fiamminghi che avevano collaborato con i nazisti “avevano avuto le loro ragioni”. E il suo collega Theo Francken, ministro dell’Immigrazione e membro della NVA, dovette chiedere scusa per aver partecipato alla festa di compleanno di un uomo di 90 anni condannato per collaborazionismo. “In Belgio c’è attualmente un problema tra partiti europei e partiti xenofobi e antieuropei, e Carles Puigdemont è solo un’altra scusa”, ha dichiarato Gonzalez Pons. Puigdemont e i quattro “consiglieri” (ministri) del suo governo che si sono presentati ieri davanti alla giustizia belga “non hanno scelto la giustizia belga, ma la giustizia fiamminga”, ha proseguito l’eurodeputato. Pons ha infine criticato anche l’ex primo ministro belga Elio Di Rupo, che ha tacciato ieri di “franchismo” il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy. “Spero che Di Rupo si scusi”, ha detto. “Sa perfettamente che il franchismo appartiene al passato e che la Spagna è una democrazia in cui regnano la legge, lo Stato di diritto, la separazione dei poteri e il rispetto dei diritti” umani.
Le autorita’ spagnole stanno mettendo in atto una “brutale offensiva giudiziaria” nei confronti degli esponenti del destituito governo catalano. Lo scrive l’ex presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, in un articolo pubblicato dal Guardian. Nell’intervento sul quotidiano britannico, Puigdemont dice di temere che la Spagna non riservera’ a lui e agli altri membri del Govern un trattamento imparziale e aggiunge che l’inchiesta e i consuenti arresti e mandati di cattura spiccatid ai tribunali spagnoli rappresentano un “colossale oltraggio”. “Non si tratta della Catalogna ma della stessa democrazia”, continua Puigdemont. “Oggi i leader di questo progtto democratico sono accusati di ribellione e affrontano la richiesta di pena piu’ severa del codice penale spagnolo – scrive Puigdemont – 30 anni di prigione come per gli assassini e i terroristi”. L’ex numero uno della Generalitat ribadisce che la decisione di andare a Bruxelles e’ stata motivata dalla volonta’ di arrivare a una soluzione politica e non giudiziaria della crisi catalana e aggiunge che “lo Stato spagnolo deve onorare cio’ che ha sostenuto molte volte negli anni del terrorismo: se si mette fine alla violenza possiamo discutere di tutto. Noi, i sostenitori dell’indipendenza catalana, non abbiamo mai optato per la violenza, al contrario. Ma ora vediamo che quella era una bugia”.