Cda Montepaschi tenta la carta della conversione dei bond attraverso la strada del retail prima di abdicare alla soluzione pubblica. Il board deve valutare la possibilita’ di portare avanti la via ‘privata’ dopo il ‘no’ della Bce alla richiesta della banca di una proroga di 20 giorni del piano di ricapitalizzazione da 5 miliardi. Dall’istituto filtra che ‘il Qatar e’ della partita ed e’ disposto a metterci le cifre che si leggono sui giornali’.
Il consiglio di amministrazione di MPS è al lavoro a Milano per trovare una soluzione di mercato ed evitare il ricorso all’aiuto di Stato. I consiglieri riuniti nella sede milanese di via Santa Margherita devono sciogliere gli ultimi nodi di una crisi che ha radici lontane ma che, dopo il no della Bce a concedere una proroga, ha tempi stretti: l’operazione di salvataggio da 5 miliardi di euro deve chiudersi necessariamente entro il prossimo 31 dicembre. A Siena c’è chi spinge per risolvere tutto entro Natale. Un ultimo difficile tentativo per evitare la nazionalizzazione dell’istituto senese e il sacrificio degli obbligazionisti. I tratti essenziali del piano elaborato da Jp Morgan e Mediobanca sono definiti, oggi tocca al board presieduto da Alessandro Falciai e guidato dall’amministratore delegato Marco Morelli approvarlo per dare un segnale ai mercati finanziari, in vista dell’apertura di domani. L’idea è la riapertura dell’offerta di scambio obbligazionisti-azioni per i piccoli risparmiatori: i 40.000 clienti potrebbero contribuire fino a 2 miliardi di euro circa, cifra che si andrebbe ad aggiungere al miliardo che ha aderito alla prima conversione (di cui 420 milioni di Generali).
Un altro miliardo potrebbe arrivare dal Qatar, attraverso il fondo sovrano Qia. Contemporaneamente le banche del consorzio di garanzia farebbero partire un “collocamento privato” per arrivare ai 5 miliardi di euro necessari per mettere in sicurezza MPS. Una roadmap a tappe forzate e con tante incognite, a partire dalle autorizzazioni della Consob. In caso di fallimento dell’operazione di mercato è pronto il decreto del governo: diverse le opzioni con cui si potrebbe concretizzare l’aiuto di Stato, ovviamente all’interno delle regole europee. Il presupposto dell’operazione di mercato è che l’autorità di vigilanza autorizzi la conversione volontaria delle obbligazioni retail vendute nel 2008, eliminando quegli iniziali paletti messi a tutela dei risparmiatori. La tesi di chi spinge per questa soluzione è che se ci fosse un intervento dello Stato, i bond subordinati verrebbero comunque convertiti in azioni, ma in perdita e non a un prezzo ‘vantaggioso’ come quello offerto. Un tema centrale su cui proseguono da venerdì scorso i contatti informali tra la banca e la Consob.
Un possibile via libera dell’autorità di vigilanza -per nulla scontato- potrebbe arrivare, secondo indiscrezioni, non prima di martedì e in ogni caso non prima che MPS avrà esibito la lettera di Francoforte che boccia la richiesta di proroga dell’aumento. Anche il governo attende la lettera ufficiale – sulla fuga di notizie sul no della Bce a MPS oltre all’indagine Consob ci sarebbe anche un’inchiesta interna alla Banca centrale europea – prima di intervenire con il decreto per la nazionalizzazione di Rocca Salimbeni. Il testo è pronto, c’è però la necessità di far insediare il nuovo esecutivo. La rete di sicurezza pubblica potrebbe attuarsi in più mosse: dalla garanzia del Tesoro per coprire ciò che il mercato non riuscirà a colmare, all’intervento diretto per riportare il capitale di MPS ai livelli chiesti da Francoforte. La direttiva europea sul sistema bancario consente allo Stato un intervento “cautelativo”, “temporaneo” e “proporzionato” con un intervento diretto o l'”acquisto di strumenti di capitale”. In caso di fallimento o di rinuncia alla ricapitalizzazione, le procedure previste dal ‘burden sharing’ comportano la conversione obbligatoria dei bond subordinati in azioni sia per gli investitori istituzionali che per i risparmiatori retail. E il Tesoro potrà intervenire successivamente per rimborsare la clientela retail.