Da oggi non si potrà più dire, al presente, “i Taviani”. Si è sciolto con la morte di Vittorio, classe 1929 contro il 1931 del poco più giovane fratello Paolo, uno dei sodalizi più fertili e geniali del cinema italiano. Composta dai due fratelli registi e sceneggiatori di San Miniato, dai primi passi al Cineclub di Pisa all’ultimo film realizzato a quattro mani solo lo scorso anno, il drammarico ‘Una questione privata’ dal romanzo di Fenoglio, la loro coppia ha fatto una parte importante e nobile della storia del cinema italiano, in particolare di quel cinema che ha aiutato gli italiani a leggere la loro storia, anche molto recente. In carriera innumerevoli i premi ricevuti, fra gli altri sette david di donatello, Palma d’oro, Orso d’oro e anche un Leone d’oro, questo alla carriera. Tra i loro film più noti ‘Allonsanfan’, ‘Padre padrone’, ‘La notte di San Lorenzo’, ‘Kaos’. Per Vittorio Taviani, spentosi a Roma dopo una lunga malattia, non ci sarà una cerimonia funebre pubblica, il corpo verrà cremato.
Si è sciolta la coppia di fratelli registi più impegnata e importante del cinema italiano: Vittorio Taviani è morto all’età di 88 anni. Era nato a San Miniato (Pisa), il 20 settembre 1929; poco più di due anni dopo, l’8 novembre 1931, sarebbe nato il fratello minore Paolo. I fratelli Taviani, diventato nel tempo un vero e proprio ‘marchio cinematografico’, nel 1967 iniziarono un’attività autonoma, dirigendo, da allora sempre insieme, il primo film, “I sovversivi”. Coerenti interpreti di un cinema civilmente impegnato, nella seconda fase della loro carriera, pur continuando a rappresentare la necessità e il rimpianto dell’utopia, si sono dedicati soprattutto alla rievocazione del passato e alla trascrizione filmica di opere letterarie. Tra i film di maggior successo: “Sotto il segno dello Scorpione” (1969); “San Michele aveva un gallo” (1971); “Allonsanfàn” (1974); “La notte di San Lorenzo” (1982); “Kaos” (1984), ispirato alle novelle di Luigi Pirandello; “Fiorile” (1993); “Le affinità elettive” (1996), dall’originale romanzo omonimo di Goethe; “Tu ridi” (1998).
Nella loro filmografia spicca “Padre padrone” (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda, vincitore della Palma d’Oro e del Premio della Critica al Festival di Cannes, con Roberto Rossellini presidente della giuria. La pellicola ottenne anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di Donatello speciale e il Nastro d’Argento per la miglior regia. Del 2007 è “La masseria delle allodole”, tratto dall’omonimo bestseller della scrittrice Antonia Arslan che racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2012 i due registi hanno diretto “Cesare deve morire”, dramma carcerario ambientato a Rebibbia che nello stesso anno è stato insignito dell’Orso d’oro al Festival di Berlino ed è valso ai Taviani i due maggiori premi ai David di Donatello, quelli di miglior film e di migliore regista. Nel 2015 i fratelli sono tornati alla regia con “Maraviglioso Boccaccio”, liberamente ispirato al Decamerone, cui ha fatto seguito nel 2017 “Una questione privata”. Nel 2016 hanno ricevuto il David di Donatello Speciale per il 60° anniversario della cerimonia.
Figlio di un avvocato che sotto la dittatura fascista aveva incontrato le ostilità del regime per le sue idee politiche, Vittorio Taviani frequenta l’Università di Pisa, studiando legge, anche se nel contempo, assieme a un suo amico partigiano, Valentino Orsini e al fratello Paolo, organizzano degli spettacoli e delle proiezioni cinematografiche a Pisa e Livorno, dando presto vita al Cineclub di Pisa. Presa la decisione di abbandonare definitivamente gli studi universitari nel 1954, i tre, ormai inseparabili, iniziano a realizzare una serie di documentari a sfondo sociale, largamente ispirati al Neorealismo e in particolar modo alla pellicola di Roberto Rossellini “Paisà”, come “San Miniato, luglio ’44” (1954) con la collaborazione di Cesare Zavattini, e “L’Italia non è un paese povero” (1960) di Joris Ivens. Con Valentino Orsini firmarono i film “Un uomo da bruciare” (1962) e “I fuorilegge del matrimonio” (1963). Il primo film autonomo dei Taviani fu “I sovversivi” (1967), con il quale anticipavano gli avvenimenti del ’68. Con Gian Maria Volonté raggiunsero il grande successo con “Sotto il segno dello scorpione” (1969) in cui s’avvertono gli echi di Brecht, Pasolini e Godard. Era l’inizio di una filmografia più unica che rara del cinema italiano.