La Danimarca ha convocato il più alto diplomatico statunitense nel Paese, l’incaricato d’affari Mark Stroh, in seguito a una notizia diffusa dall’emittente nazionale DR, secondo cui almeno tre persone vicine al presidente Donald Trump avrebbero condotto operazioni segrete di ingerenza in Groenlandia.
Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha espresso la sua preoccupazione, affermando che “qualsiasi tentativo di interferire negli affari interni del Regno sarà ovviamente inaccettabile”. Sebbene abbia minimizzato la portata dell’incidente, la decisione di convocare Stroh segna un nuovo picco di tensione nelle relazioni tra i due Paesi alleati della NATO, già messe a dura prova dalle continue manovre di Trump.
Secondo il servizio giornalistico di DR, basato su otto fonti anonime danesi e groenlandesi, le persone avrebbero condotto operazioni segrete di influenza con l’obiettivo di “indebolire le relazioni con la Danimarca dall’interno della società groenlandese”. L’emittente ha precisato di non essere stata in grado di stabilire se le operazioni fossero state ordinate direttamente da Washington o se fossero un’iniziativa personale.
Il servizio di sicurezza e intelligence danese (PET) ha confermato di aver rilevato come la Groenlandia sia “bersaglio di campagne di influenza di vario genere”, mirate a “creare una frattura nei rapporti tra Danimarca e Groenlandia”.
Questo episodio segue a ruota un’altra convocazione del diplomatico statunitense, avvenuta lo scorso maggio. In quell’occasione, il Wall Street Journal aveva riferito di un messaggio classificato inviato alle agenzie di intelligence americane per identificare persone in Groenlandia e Danimarca favorevoli a un’annessione dell’isola agli Stati Uniti.
La Danimarca e la Groenlandia, un vasto territorio semi-autonomo nell’Artico, hanno più volte ribadito che l’isola “non è in vendita”, in risposta alle ripetute insinuazioni di Trump, che non ha mai escluso l’uso della forza per ottenerne il controllo. Sebbene alcuni funzionari danesi abbiano descritto gli agenti come “dilettanti” e abbiano negato un legame diretto con l’intelligence statunitense, la mossa di convocare il diplomatico di più alto rango a Copenaghen testimonia la serietà con cui la Danimarca sta affrontando il tentativo di ingerenza.