La tensione tra Stati Uniti e Russia è alle stelle, sfociando in una vera e propria guerra del petrolio dopo l’annuncio delle sanzioni USA contro i colossi energetici russi Rosneft e Lukoil. Lo scontro, inasprito dal vertice tra Trump e Putin a Budapest saltato, ha innescato una reazione a catena globale.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha tuonato definendo le misure americane un “atto ostile“, pur minimizzandone l’efficacia sull’economia della Federazione. A fargli eco è stato il falco Dmitry Medvedev: “Trump si è imbarcato sul sentiero di guerra”.
L’amministrazione Trump non ha tardato a replicare. Il tycoon, in una nota notturna, ha risposto con sarcasmo alle dichiarazioni di Putin: “Sono contento che la pensi così. È una buona cosa. Vedremo tra sei mesi come andrà a finire”. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha giustificato il giro di vite con la “delusione” di Trump nei confronti di Putin, affermando che Mosca non ha mostrato “abbastanza interesse e azione per procedere verso la pace” in Ucraina.
Nonostante la Cina avesse inizialmente dichiarato opposizione alle sanzioni unilaterali, l’agenzia Reuters riferisce di una clamorosa inversione di marcia: Pechino avrebbe sospeso gli acquisti di petrolio russo. Un duro colpo per il Cremlino. Anche l’India, il maggiore acquirente di greggio russo via mare, si starebbe preparando a una drastica riduzione delle importazioni, isolando ulteriormente il settore energetico di Mosca.
Parallelamente, l’Unione Europea ha dato il via libera a un nuovo pacchetto di sanzioni che prendono di mira l’energia russa. Tuttavia, l’UE mantiene un approccio cauto sull’utilizzo degli asset russi congelati, frenando su una mossa che Mosca considera un punto di non ritorno.
Al vertice di Bruxelles, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore le decisioni, parlando di “buoni risultati” e sottolineando l’importanza delle sanzioni economiche come “chiave per porre fine a questa guerra”. Zelensky ha però colto l’occasione per incalzare i partner europei, chiedendo l’invio di missili a lungo raggio.
Lo scontro diplomatico e commerciale è accompagnato da crescenti minacce militari. Putin ha avvertito che la risposta della Russia sarebbe “schiacciante” in caso di attacco con missili Tomahawk. Segno della crescente tensione è stata anche la segnalazione della violazione dello spazio aereo lituano da parte di due jet russi.
Il faccia a faccia tra Trump e Putin, inizialmente previsto a Budapest, resta in sospeso. La portavoce Leavitt non lo ha escluso in futuro, ma ha sottolineato che Trump vuole assicurarsi che qualsiasi incontro produca “un risultato positivo tangibile”.
In merito al rinvio del previsto incontro tra i due presidenti a Budapest, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha chiarito che un faccia a faccia “non è escluso” in futuro, ma che Trump vuole assicurarsi un “risultato positivo tangibile”. Leavitt ha motivato le nuove sanzioni con la “delusione del presidente americano nei confronti di Vladimir Putin”, reo di non aver mostrato sufficiente interesse e azione per la pace in Ucraina.
Dall’Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha espresso grande soddisfazione per le misure americane, definendo la decisione di sanzionare le compagnie petrolifere russe “molto efficace”.