Scompare il calo dell’Irpef dal cronoprogramma delle riforme rispetto al governo Renzi. Il nuovo piano punta sul taglio del cuneo fiscale a partire dalle fasce piu’ deboli, giovani e donne. Spunta una dote da 5 miliardi, quelli in meno da cercare per non far scattare le clausole di salvaguardia con l’aumento dell’Iva. Il governo conferma l’impegno a proseguire la riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese. Per la lotta alla poverta’ ci sono 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018. Aggiornamento del catasto, ma senza aumentare le tasse. Critiche da Confindustria (“una manovrina”) e sindacati. “Def fumoso sui contratti, Padoan chiarisca”, dice la Cgil. Spread in rialzo a 209, Piazza Affari ancora in calo.
Stop all’aumento dell’Iva previsto per il 2018. I 19 miliardi necessari saranno trovati grazie a ”misure sul lato della spesa e delle entrate, comprensive di ulteriori interventi di contrasto all’evasione”. Allo stesso tempo ”rimane fermo l’impegno del Governo a proseguire, compatibilmente con gli obiettivi di bilancio, il processo di riduzione del carico fiscale che grava sui redditi delle famiglie e delle imprese”. Anche se non c’è un riferimento esplicito al taglio dell’Irpef. I punti cardine della legge di bilancio 2018 vengono fissati nel Documento di economia e finanza fissa, lasciando ai prossimi mesi la definizione delle misure attraverso cui saranno centrati gli obiettivi di finanza pubblica.
Si parte con il deficit, stimano in forte calo nel 2018 (1,2%), rispetto a quest’anno (2,1%); con il pareggio di bilancio stimato al 2020. Il debito pubblico scende leggermente al 132,5% nell’anno in corso e prosegue, arrivando al 131% nel 2018. Il Pil viene fissato all’1,1% per quest’anno e all’1% il prossimo ma si sottolinea che ”il miglioramento dei dati economici e delle aspettative” potrebbe ”giustificare una significativa revisione al rialzo della previsione di crescita del Pil per il 2017”. Dalle privatizzazioni sono attesi 5 miliardi l’anno, nel periodo 2017 al 2020. Il quadro macroeconomico ha ottenuto la necessaria validazione dall’Ufficio parlamentare di bilancio; il Def può quindi proseguire il suo iter a Bruxelles e in parlamento.
Il governo conferma l’intenzione di ”proseguire senza indugio lungo il cammino” delle riforme. Così come assicura che intende andare avanti con la spending review, avviando la terza fase, che ”passerà necessariamente da un più esteso utilizzo degli strumenti per la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi, da parte della Pa, oltre che da un maggiore coinvolgimento degli enti locali”. Ci sono poi i capitoli annunciati da diverso tempo e rimandati da altrettanto, come l’efficientamento del sistema fiscale che, si legge nel documento, ”riguarderà anche la revisione delle tax expenditures”. Nel Pnr, che accompagna il Documento di economia e finanza, viene citata anche la riforma del catasto, con un generico impegno: nel 2017-18 il governo intende “proseguire le attività di aggiornamento del patrimonio informativo catastale, che consistono nel miglioramento della qualità delle banche dati e nella loro correlazione con i dati di mercato”, si legge nel Pnr, per “perseguire l’obiettivo di maggiore equità nel prelievo”. Nessun riferimento diretto, invece, all’atteso taglio dell’Irpef, ma solo l’mipegno di ridurre il peso del fisco sulle famiglie. Per sostenere i nuclei più in difficoltà sono già state introdotte misure di contrasto alla povertà, che mobilitano risorse pari a 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 miliardi nel 2018. Si tratta del reddito di inclusione, il riordino delle prestazioni assistenziali, il rafforzamento e coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali.
L’esecutivo assicura di voler proseguire nella riduzione della pressione fiscale sui fattori produttivi. ”In questo contesto sarà cruciale il taglio del cuneo fiscale, per ridurre il costo del lavoro e aumentare parallelamente il reddito disponibile dei lavoratori”. L’idea è quella di dare continuità alla riduzione del carico fiscale su cittadini e imprese, avviata con Irap e Ires e proseguire con il taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne). Le risorse necessarie per realizzare il programma del 2018 saranno individuate, in parte, proseguendo l’azione di contrasto dell’evasione fiscale. Diversi sono i vantaggi, attesi dalle somme che saranno recuperate, come la riduzione della pressione fiscale sui fattori produttivi e, quindi, il sostegno alla crescita economica. Inoltre ”permette di sostenere l’attività delle imprese sane, garantendo il rispetto delle regole e assicurando le migliori condizioni per il pieno operare della concorrenza”. Sul contrasto all’evasione fiscale si basa anche parte della manovra per la correzione del deficit di 0,2 punti percentuali, con l’estensione delle transazioni a cui si applica il meccanismo dello split payment per l’Iva e il contrasto alle compensazioni indebite dell’imposta. Mentre un’altra quota arriverà dall’aumento dell’accise sui tabacchi e delle aliquote dell’Ace (Aiuto alla crescita economica), nonché dell’imposizione sui giochi. Le misure che saranno contenute in un decreto legge, produrranno effetti ”già a partire dal prossimo mese” e avranno ”natura strutturale, al fine di assicurare ”il rispetto delle regole europee e della normativa italiana”.