L’ultimo atto della storia di Umberto Bossi si consumerà dove tutto ebbe inizio, in quel “pratone” di Pontida che per decenni è stato il cuore pulsante della contestazione leghista. La famiglia ha scelto di condividere l’addio con il “popolo della Padania”, trasformando le esequie in un evento di portata nazionale.
Gemonio, il piccolo comune varesino dove il Senatùr viveva, è diventata meta di un pellegrinaggio silenzioso di militanti della prima ora, mentre la politica romana si prepara a rendere omaggio al fondatore della Lega. Dentro la residenza, la moglie Manuela Marrone e i figli hanno eretto un muro di riservatezza, concedendo l’ingresso solo a pochissimi esponenti della “vecchia guardia”, i duri e puri che non hanno mai abbandonato il Senatùr, nemmeno nei momenti di massima tensione con il nuovo corso salviniano.
I funerali si terranno domani alle 12 presso l’Abbazia di San Giacomo a Pontida. Una scelta simbolica potentissima: il monastero sorge a pochi passi dal prato dei raduni storici. Oltre a Matteo Salvini, parteciperanno la Premier Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani (Forza Italia) e i presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa.
Funerali di Stato: Salvini ha dichiarato che Bossi li avrebbe meritati, ma la famiglia ha preferito una cerimonia più intima e legata al territorio.
Fuori dalla villetta di Bossi sono comparsi striscioni dei Giovani Padani e bandiere storiche con l’Alberto da Giussano e il Sole delle Alpi.
Il ministro Giancarlo Giorgetti è rimasto in casa con la vedova Manuela Marrone per oltre tre ore. Nel pomeriggio è arrivato Matteo Salvini, che ha parlato di un incontro “toccante”.
Tra i militanti accorsi a posare rose verdi e rosse, non sono mancate note polemiche verso l’attuale corso del partito. «Se ne va il sogno della vera Lega, quella del cuore», ha commentato un sostenitore varesino.
Intervenendo a Radio Libertà, Salvini ha risposto alle critiche dei nostalgici che lo accusano di aver tradito l’eredità di Bossi trasformando la Lega Nord in un partito sovranista nazionale: «Le battaglie del ’95 sul Po c’erano, ma ora siamo nel 2026. Un movimento identitario oggi deve essere sovranista in Europa». Il segretario ha rivendicato la resilienza del movimento: «Siamo l’unico partito in Occidente processato e confiscato che è ancora qui. La lezione di Umberto era non mollare mai».
Il figlio Renzo ha affidato a Instagram il senso della scelta di Pontida: «La famiglia, volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega, ha deciso per Pontida». Un invito che trasformerà la valle bergamasca in una marea di fazzoletti verdi per l’ultima volta.